Il bene, il male e ciò che Dio pensa #Pastore Giovanni Di Sano

Il bene, il male e ciò che Dio pensa #Pastore Giovanni Di Sano

Preparandomi per questo messaggio, avevo cominciato da una notizia di cronaca. Quella che, nello Stato di New York, permetterebbe l’interruzione di gravidanza anche dopo il sesto mese, in casi gravi. Questo mi ha fatto meditare non tanto sul prima o dopo la ventiquattresima settimana, ma su chi abbia diritto di esercitare la propria volontà su certe cose e c’è una questione di fondo: la nostra opinione di cristiani deve essere fondata su ciò che Dio pensa, non su quello che penso io.

Da qui, vado alla Genesi. Al momento in cui, in quel giardino meraviglioso, Dio aveva detto ad Adamo ed Eva di non mangiare del frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male. Sapete perché? Perché alimentandoci di quel frutto, ci alimentiamo delle nostre opinioni e non di quello che Dio pensa: per questa via, cominciamo a “relativizzare” il bene o il male. Dio la pensa così: non mi interessa se mi chiami medievale, bigotto… Non mi interessa se provi a intimidirmi con le parole, con certi appellativi… Non mi interessa.

Tutto il genere umano si è accostato al frutto dell’albero accettando la seduzione del nemico che aveva promesso all’uomo che sarebbe diventato come Dio. Ma è Dio che deve stabilire cosa è bene e cosa è male, non l’uomo! Se entri nell’ordine di ciò che compete a Dio, quello che ne deriva non è più ordine, ma caos. Se, viceversa, prendi per te ciò che Dio pensa, se entri nelle Sue vie, vie che siamo chiamati ad inculcare ai fanciulli, allora vivrai nell’ordine che Dio ha stabilito.

Spesso cerchiamo di costruirci una nostra opinione sulle cose, ma stiamo coinvolgendo Dio? Gli stiamo chiedendo cosa ne pensa? Perché quando costruiamo le nostre opinioni in base alle nostre sensazioni, ci stiamo sostituendo a Dio.

Come credenti, dovremmo sempre cercare quello che Dio pensa su ogni argomento: cercando l’opinione di Dio e soltanto quella, senza ammorbidire o smussare ciò che non ci conviene.

“la sola cosa necessarie perché trionfi il male è che le persone buone non facciano nulla”: basta che i cristiani si astengano dal far brillare la Luce che è dentro ciascuno e le tenebre avanzeranno.

Siamo in una società in cui è necessario che la chiesa si manifesti. La Parola ci ricorda che la creazione “geme”, è in travaglio nell’attesa della manifestazione dei figli di Dio. Vediamo cose assurde e basta che io e te stiamo in silenzio per fare avanzare assurdità dopo assurdità.

Durante la guerra di indipendenza, un certo colonnello tedesco stava giocando a carte. Era il Natale del 1776 e arrivò un dispaccio che diceva che il generale Washington stava per avanzare. Quel colonnello, neppure lesse quel dispaccio, ma continuò a giocare e da quel momento la guerra prese tutta un altra piega. La reazione all’avanzata di Washington fu non pronta e non efficace. Non procrastinare: non rimandare la lettura di ciò che potrà darti vittoria.

Spesso abbiamo procrastinato, ma Dio ci fa grazia!

Ci sono sempre occasioni in cui dovrai mettere fuori le cose che lo Spirito Santo ha messo dentro di noi.

Questo è quello su cui mi ero preparato, ma poi lo Spirito Santo mi ha portato su qualcosa di diverso e per introdurre l’argomento vorrei prendeste I Cronache 7:13 che parlando di una serie di cose non proprio buone non si esprime in termini di “se”, ma dice “quando”…

In Genesi 6:5 e in Geremia 17:9-10 troviamo conferma di un fatto: il cuore dell’uomo è insanabilmente malato. Ma, nel momento in cui siamo nati di nuovo ci è stato trapiantato un nuovo cuore, quello di Gesù, che ha però bisogno di ricevere quotidianamente alimento dalla Parola. Quello che non ci riusciva di fare con il nostro vecchio cuore, quel perdono che il nostro cuore adamico non riuscivamo a fare, possiamo farlo con il cuore di Gesù! Cosa dobbiamo fare per alimentare il nuovo cuore?

Il medico dei medici ha fatto il grosso: ha operato il trapianto ed anche se, nel tempo della tua conversione, ti hanno detto che la grazia di Dio procura tutto, devono anche averti detto che la tua fede, senza le opere è morta e dovrebbe automaticamente portarti a fare delle cose.

Salomone, parlando cuore a cuore con Dio, stava ricevendo riprensione perché Dio riprende i figli, proprio perché li ama.

Dio spesso ci corregge attraverso la Parola e parlando con Salomone gli dice, in II Cronache 7:14

se il mio popolo, sul quale è invocato il mio nome, si umilia, prega, cerca la mia faccia e torna indietro dalle sue vie malvagie, io ascolterò dal cielo, perdonerò il suo peccato e guarirò il suo paese.

“guarirò il suo paese” sta ad indicare un intervento su tutto ciò che abbiamo attorno e cosa chiede Dio per questo? Spesso noi sappiamo benissimo come Dio dovrebbe operare, sappiamo benissimo cosa devono fare gli altri e la nostra preghiera è “Signore, tu devi fare questo e quest’altro…”.

Quale è la condizione che Dio pone per ascoltarci, perdonare e guarire? Cosa dobbiamo fare noi oltre a quello che ha fatto Gesù (e che rappresenta ciò che nessuno di noi avrebbe potuto fare).

iarsi: Il passo parla di un popolo che si umilia, cioè di riconsocere di avere bisogno di Dio.

Matteo 23:12 ci parla di una umiliazione che significa riconoscere che abbiamo bisogno di Dio sopra ogni cosa e non per quello che Lui deve fare per noi, ma per il fatto stesso che è Lui l’unica fonte che alimenta la nostra vita.

In Luca 18, dal verso 13, Gesù parla del pubblicano che “non ardiva alzare gli occhi al Cielo” e si batteva il petto… Ecco, facciamo un piccolo test di umiltà: quando è stato l’ultima volta che abbiamo pregato, nel segreto della nostra cameretta, per qualcuno riconoscendo che quella persona ha bisogno di preghiera? Il passo parla anche di un popolo che prega e cerca la faccia di Dio. Isaia 55:6 e 63:1 (vedi anche Geremia 29:13): cercare la faccia di Dio significa cercare disperatamente qualcosa di specifico in maniera concentrata.

Il passo parla anche di tornare indietro dalle vie malvagie: finché non ci umiliamo e cerchiamo la Sua faccia, non possiamo mai capire quanto siano malvagie e quali siano le vie malvagie! Matteo 4:17 ci parla di un ravvedimento e di un pentimento che ha alla base un rapporto personale con Dio.

II Pietro 3:9 insiste su questo aspetto del ravvedimento che è una chiamata rivolta a tutti: Gesù tornerà per una sposa che Lo sta bramando.

Torniamo in II Cronache 7:14 e facciamo insieme una digressione linguistica che può farci comprendere alcune sfaccettature di ciò che Dio ci sta chiedendo.

Il versetto inizia con “se il mio popolo” e nella versione aramaica la parola adoperata è “am”: se la mia “Nazione”, persone, popolo”, qualcosa che non ha età.

“Che sono chiamati”: la parola usata è “qara’”: chiamati con il nome di Dio, chiamati per uno scopo.

“per il mio nome”: la parola usata è “shem”: per il mio nome, per la mia fama e per la mia gloria.

“umilieranno se stessi”: la parola usata è “kana’”: umiliare inteso come riconoscere di aver bisogno di qualcuno.

“…prega”: la parola usata è “palal”: una preghiera in favore di qualcun altro, il pregare Dio perché conceda grazia e favore a qualcuno (vedi II Re 6:17).

“…e cerca”: la parola usata è “baqash”: cercare attentamente, desiderare, richiedere (v. Genesi 43:30; Esodo 2:15).

“la mia faccia”: la parola usata è “paniym”: faccia, ma anche presenza, persona. Attenzione, possiamo vedere la faccia di Dio solo dopo che abbiamo deciso di morire a noi stessi, perché la Bibbia stessa ci dice che nessuno può vedere la faccia di Dio.

“torna indietro”: la parola usata è “shuwb”: allontanarsi da qualcosa che ci fa male.

“dalle loro vie malvagie”: le parole usate sono “ra’” (male, nello stesso significato usato in Genesi 2:9) e “derek” (modi di fare, abitudini).

Ecco, questa piccola analisi delle singoloe parole ci permette di comprendere ciò che la Scrittura ci chiede di fare a fronte di ciò che Dio mette sul piatto.

 

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