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Gestire la tempesta- #Apostolo Beniamino Cascio

Gestire la tempesta- #Apostolo Beniamino Cascio

Questa settimana, lasciamo un po’ di spazio alle testimonianze delle persone che hanno preso parte agli incontri faccia a faccia che sono terminati ieri pomeriggio. Molti testimoniano dell’importanza di rispondere sempre a certi appuntamenti, anche quando si è già fatto un incontro di questo tipo, spesso, è bene tornare a rifarlo, perché il Signore vuole sempre portare a compimento l’opera di liberazione, di rinnovamento che ha iniziato in noi. Tutti quelli che testimoniano parlano, ciascuno dal proprio punti di vista, da persone riempite dello Spirito Santo e molte sono le testimonianze di liberazione, di perdono e di un rinnovato fuoco di evangelismo.

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Quando ascolto la Parola, essa rimane dentro di me, lavora in me perché non è solo fatta di parole che possiamo leggere, ma è persona ed ha un nome, il nome di Gesù che è Parola fatta carne. Ecco che se viviamo delle Sue parole, viviamo con la Parola e dialoghiamo con Gesù.

Ecco, ciascuno di noi può scegliere di portare la Parola ascoltata con sé anche quando è fuori dal luogo in cui essa è stata predicata, oppure può scegliere di far cessare questa presenza appena fuori dalla chiesa. Ma tra l’una scelta e l’altra c’è una profonda differenza, perché la Parola che cammina con te, che vive con te, è guarigione, è cura quotidiana proprio mentre io e te siamo nel mondo. Troppo spesso camminiamo per i fatti nostri, portando avanti le nostre giornate ordinarie…

Dicevo questo perché, le cose che voglio condividere con voi partono proprio da cose che il Signore mi ha fatto vedere mentre ascoltavo e meditavo la Parola predicata in queste settimane dal Past. Giovanni a proposito delle tempeste.

Ricordiamo la prima tempesta, quella della disubbidienza di Giona, che Dio stesso solleva. Sappiamo che Giona era stato mandato da Dio verso Ninive che, a motivo del peccato, aveva attirato su di sé un giudizio di distruzione. Desidero sottolineare questo passaggio perché è importante: il giudizio non viene da Dio, ma è il peccato che attira il giudizio sull’uomo. Gesù, infatti, non è venuto per portare il giudizio di Dio, ma la redenzione, la salvezza dal giudizio che già c’era e per il quale ha espiato, da innocente, la punizione.

La potenza della fede in Cristo Gesù viene dalla Parola e si manifesta con la Parola. La fede viene dall’udire la Parola e opera attraverso la Parola!

Stavamo dicendo di questa prima tempesta che Dio solleva per costringere Giona ad ubbidire a quello che gli aveva detto. Dio parla con Giona perché era uno che stava alla presenza di Dio: per questo egli riceve il comando di Dio: “vai a predicare contro Ninive”. Sappiamo che Giona non ubbidisce perché preferiva che Dio “giudicasse” invece che “perdonare”: dal suo punto di vista, le persone per essere salvate da Dio dovevano comportarsi come lui stesso si comportava, ma quella sua integrità era funzionale alla chiamata che lui aveva ricevuto ed ogni chiamata di Dio è un dono ed ogni dono è per la salvezza dell’umanità! Comprendiamo bene questo principio!

Quindi Dio voleva che Giona avvertisse la città di Ninive del giudizio che stava per arrivare su quelle centoventimila persone (per quei tempi era una grandissima città che si attraversava a piedi in tre giorni di cammino).

Quando Dio vede le persone che vivono nell’ignoranza della Sua esistenza e vanno, per questo, incontro all’abisso, muove le proprie compassioni per salvarle. Per questo Dio incarica il profeta!

Sapete, rispetto alla situazione che ciascuno di noi ha attorno, siamo tutti chiamati a rispondere alla stessa chiamata che Dio ha rivolto a Giona!

Quando, alla fine, Giona ubbidisce, le sue parole influenzano le autorità ninivite che proclamano un digiuno e con questo voglio ricordarvi l’importanza di pregare per le autorità, perché siano influenzate dallo Spirito di Dio!

Ma andiamo a Marco 4, dal verso 35, in cui troviamo Gesù dà un ordine ai suoi discepoli: “passiamo all’altra riva”. Si scatena una gran bufera e la barca si riempiva e mentre ciò accadeva la Scrittura ci dà un particolare che è un insegnamento preciso: Gesù stava dormendo su un guanciale. Si era proprio messo l’ a dormire, voleva riposare, non si era buttato in un cantuccio. Sapeva che sarebbe arrivata una tempesta, non ne era sorpreso, ma sapeva anche di non essere uno che “subisce” le tempeste, ma le “gestisce”. Gestirle non significa necessariamente che la tempesta si acquieti immediatamente, ma affrontarla sapendo che arriveremo all’altra riva!

Gesù aveva detto o no “dobbiamo andare all’altra riva”? Si! E allora sarebbero arrivati, ma i discepoli avevano già dimenticato quello che Gesù aveva detto loro e per questo vedevano solo la tempesta. Quanto è importante tenere salda la parola che abbiamo ricevuto e che ci porta a conoscenza della volontà di Dio!

Alla fine, come sappiamo, giungono all’altra riva, dove li attendevano tante persone.

Infine, in Marco 6, dal verso 45, Gesù “costringe” i suoi a salire sulla barca per andare all’altra riva, mentre Lui si occupa di altre cose. Licenziate le folle, Gesù sale sul monte a pregare. Verso sera, la barca era in mezzo al mare e Lui era tutto solo. La Scrittura ci fa sapere che Gesù “vide” che i discepoli erano in difficoltà, ma come faceva a “vederli”? Non solo li vede, ma li vede anche affaticati a remare… Come faceva a cogliere tutti questi particolari? Semplice: era a pregare e quando sei nella tua intimità col Padre, quando sei nella tua cameretta, vedi ogni cosa chiaramente. La cameretta è la nostra arma vincente, è la cameretta che fa la differenza!

La Bibbia ci fa sapere che non solo va verso di loro camminando sulle acque, ma anche che voleva “oltrepassarli”. Ce la immaginiamo la faccia dei discepoli in quel momento? La paura aveva fatto perdere di vista perfino le cose che sapevano benissimo (perché sapevano che i fantasmi non esistono…) e gridavano. Ma alla fine, sappiamo come la storia finisce. Ancora una volta passano dall’altra parte.

Adesso vi parlo di un’altra tempesta e per farlo vi chiedo di leggere Atti 27, dal verso 1. Paolo si era appellato a Cesare per essere giudicato da cittadino romano, come egli era.

Paolo viene affidato ad un centurione che lo deve condurre a Roma ed abbiamo ancora una navigazione pericolosa. Paolo stesso lo dice al capitano della nave: fermiamoci e attendiamo che passi la tempesta. Ma il capitano nemmeno prende in considerazione le parole di quel prigioniero. Paolo, a quel punto, decide di rimettersi buono buono ad aspettare e la tempesta arriva davvero. La nave viene sballottata qua e là e il capitano stesso non riesce a governare la nave. Tutti quanti cominciano a dire “per noi è finita!”, ma ad un certo punto (dal verso 20) Paolo “si alza” ed esorta tutti a non perdersi d’animo poiché un angelo di Dio, quella notte, gli era apparso e gli aveva detto che sarebbe comparso davanti a Cesare e che Dio gli aveva dato tutti coloro che navigavano con lui. Quello era il rhema e questo ci fa capire che io e te, anche nella tempesta, possiamo gestirla ponendo fede nel rhema ricevuto nell’intimità con il Padre. La tua fede non ti fa solo regnare nella tempesta, ma è salvezza per chi si trova con te in quel momento!

Paolo, il prigioniero Paolo, si alza ed ordina quello che avrebbero dovuto fare: a quel punto è lui che dà ordini ai marinai e questi, quando alla fine arrivano a terra, lo guardano come il vero comandante della nave. Non arrivano a terra con la nave che, come era stato predetto, si era distrutta, ma tutti si salvano. La salvezza arriva loro con una arrangiata tavola da surf!

Se Dio ha detto una parola nella tua vita, credi in quella parola, cammina faccia a faccia con essa, meditala, sogna con essa, dialoga con essa e fallo in ogni momento della tua vita! Questo è stare faccia a faccia con il Signore perché è questo che ti porterà fino al porto desiderato!

Voglio concludere con il Salmo 107, dal verso 25 che ci fa sapere che:

Poiché egli comanda e fa levare un vento di tempesta, che solleva le onde del mare. 26Essi salgono fino al cielo e sprofondano negli abissi; la loro anima viene meno per l’angoscia. 27Barcollano e traballano come degli ubriachi, e non sanno più che fare. 28Ma nella loro avversità gridano all’Eterno, edegli li trae fuori dalle loro angosce. 29Egli riduce la tempesta a un mormorio e le sue onde son fatte tacere. 30Al loro acquetarsi essi si rallegrano, ed egli li conduce al porto da loro desiderato.

La tempesta che viene ridotta ad un mormorio diventa testimonianza del Dio che è al di sopra di tutte le cose!

Tu arriverai lì dove devi arrivare, quando il desiderio del tuo cuore corrisponde al desiderio di Dio per te.

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