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Adorazione e il Sacrificio dei sacrifici – Apostolo Lirio Porrello

Adorazione e il Sacrificio dei sacrifici – Apostolo Lirio Porrello

Giovanni 4:23-24. Gesù fa una lezione di
altissima teologia … ad una casalinga. Noi avremmo
fatto un simposio per parlare del “luogo”
dell’adorazione. C’era una diatriba tra giudei e
samaritani a proposito del luogo dell’adorazione. La
samaritana riconosce che Gesù è giudeo, lo
riconosce dalla sua lingua e vedendo che sapeva
tutto della sua vita, lo riconosce come profeta e
come tale rivolge a Lui alcune domande. Da esse
scaturisce la lezione sull’adorare il Padre in spirito
e verità.
In quel momento, l’unico che poteva chiamare Dio
“Padre” era Gesù. Tutti gli altri erano “servi” e
tutta la adorazione che c’era stata fino ad allora
era stata una adorazione da “servi”. Gesù parla, in
quel momento, della adorazione dei figli, quindi
parla di ciò che sarebbe avvenuto dopo la Sua
morte e resurrezione.
Cosa richiede Dio? Adoratori.
Perché richiede adoratori e non adorazione? Non
Gli manca certo l’adorazione degli angeli, ma cerca
“adoratori”. Perché adoratori e non persone che Lo
lodano? Perché la lode prende dalla terra ed offre
al Cielo, mentre l’adoratore prende dal Cielo e porta
in terra!
Dio richiede dunque adoratori, ma chi sono e che
caratteristiche hanno gli adoratori?
La prima caratteristica di un adoratore è quella di
amare la PRESENZA di Dio. Mosè era fatto così:
amava la presenza molto più della destinazione
verso cui Dio voleva condurlo. Mosè amava la
presenza e in questi giorni sto parlando di
adorazione e una cosa importante è capire che
dobbiamo svuotarci ancora tanto di noi stessi. Per
riempirci dobbiamo SVUOTARCI dell’arroganza,
dell’orgoglio… Svuotarsi per essere ripieni di spirito.
Sapete, nessuno di noi dovrebbe vivere neppure un
giorno senza essere consapevole della presenza di
Dio.
Quando sono entrato nel ministero Dio mi ha
avvertito di due cose: cercare sempre di essere
sintonizzato con la Sua presenza e camminare
sempre con la Sua unzione.
Ultimamente, ho parlato della donna cananea
(come tale estranea al patto) che sapendo di Gesù,
si presenta a Lui per chiedere la liberazione e della
figlia, tormentata dai demoni.
Come mai Gesù, cosi misericordioso, rimane
indifferente al grido di quella donna? Perché Dio
non vuole essere approcciato sulla base dei
bisogni, ma sulla base di una relazione. Dio vuole
una relazione.
Gesù non le rispose nulla e i discepoli chiedevano
che la licenziasse.
La risposta di Gesù parla del patto, a quella donna
Lo adora, si getta ai Suoi piedi e Lo adora e
quando Gesù le parla del patto, lei gli risponde che
le briciole di quel patto sarebbero state sufficienti
alla guarigione. Ciò che non ha potuto fare
l’estraneità al patto, l’ha potuto l’adorazione.
Prendiamo Abramo, che era profeta (lo ha detto
Dio) e parla da profeta quando dice “andremo e
ritorneremo” quando si reca al monte per il
sacrificio di Isacco. Abramo ci dà un insegnamento
a proposito di adorazione. Un esempio scioccante,
perché lo vediamo pronto ad uccidere suo figlio.
Sapete perché Dio lo ferma? Perché doveva essere
Dio a fare, per primo, quel gesto: offrire il Suo
unigenito figlio. Dio trova in Abramo un uomo
secondo il proprio cuore.
Questa mattina, voglio dare degli accenni sul
tabernacolo.
Dio aveva un popolo di peccatori. Un popolo tirato
fuori dall’Egitto, ma non dal peccato. Dio li amava e
dà loro un modello di adorazione (di approccio a
Dio stesso) proprio attraverso il tabernacolo.
Il tabernacolo era “mobile”, nel senso che doveva
essere montato seguendo il cammino del popolo.
Il tabernacolo è modello transitorio di adorazione:
sarebbe stato valido per un lungo tempo, fino
all’arrivo della rivelazione dell’adorazione in spirito
e verità.
Il popolo, prima del tabernacolo, adorava nella
tenda di convegno, quel luogo che Giosuè non
lasciava mai quando Mosè si recava a parlare con
Dio nel luogo santissimo.
Giovanni 19:30 ci fa vedere Gesù nel momento
in cui Gli viene dato l’aceto (il vino guasto, che è il
massimo che l’uomo può dare a Dio). Dopo quel
momento, Gesù dichiara che si era compiuto tutto:
da quel momento era finito il sacerdozio levitico. Da
quel momento l’adorazione gradita da Dio sarebbe
stata quella di cui Gesù stesso aveva parlato alla
cananea.
Sulla croce, Gesù rende lo spirito ed in quel
momento, nel tempio, si squarcia la cortina del
tempio da cima a fondo. La terra trema e le rocce
si spaccano. Questa cortina (spessa 88 cm ed
alta 20 metri) si squarcia dall’alto verso il basso a
dare atto che da quel momento non ci sarebbe
stata più separazione tra Dio ed uomo.
In Ebrei 10:5, 8-9 leggiamo che è stato “tolto” il
primo per stabilire il secondo.
Mentre il sommo sacerdote doveva rinnovare il
sacrificio ogni anno, il sacrificio di Gesù è stato
una volta e per sempre ed il Suo non è stato solo il
sacrificio fatto con la morte, ma anche il sacrificio
di chi ha vissuto sempre in piena ubbidienza.
Torniamo al problema che aveva Dio con il popolo di
Israele. Quel popolo era un popolo di peccatori e
allora stabilisce un sistema strutturato su cinque
tipi di sacrifici.
Quando Gesù è venuto, ha sostituito tutti e cinque
questi sacrifici facendo di se stesso la sola e unica
Via per la comunione e relazione con Dio.
Come si offriva l’olocausto? È molto interessante
perché si bruciava per intero, ma a pezzi e poi si
dovevano fare anche due cose: lavare i piedi e le
interiora. Perché? Perché quando si cammina sulla
terra ci si sporca, mentre le interiora rappresentano
l’anima. Io e te abbiamo lo spirito rigenerato, ma
abbiamo bisogno di essere rinnovati mediante
l’acqua della Parola.
L’acqua della Parola ristora l’anima e Dio non vuole
che abbiamo uno spirito perfetto in un’anima
disastrata!
Dio lo fa fatto con me e può e vuole farlo con
ciascuno di voi: non c’è niente che Dio non possa
guarire!
Levitico 1:9 ci parla di queste “istruzioni”
dell’olocausto: quando Dio sente un odore soave,
parla e quando Dio parla rilascia benedizioni e
cambia il tuo presente ed il tuo futuro.
Cosa rappresentava l’olocausto?
Esso doveva essere fatto con un animale maschio
e senza difetto. Esso rappresentava Gesù. Il sangue
sparso copriva i peccati e il dichiarare i peccati sul
capo dell’animale li trasferiva dalla persona ad
esso.
L’olocausto doveva essere provato, esaminato, per
vedere se era perfetto e chi è che esaminò Gesù? I
sacerdoti lo fecero, ma non trovarono difetti in Lui
ed infatti lo accusarono pagando falsi testimoni.
Neppure Pilato trovò in Gesù alcuna colpa. Per la
legge e per i sacerdoti era privo di difetti. Infatti
Gesù ha potuto dire che il diavolo non aveva nulla in
lui.
Efesini 5:2 ci esorta a camminare nell’amore
come anche Cristo ci ha amati. Gesù non lo ha
fatto per dovere, ma per amore.
Quanto valore ha il sangue di Gesù che ha pagato
per il passato, per il presente e per chi ancora deve
nascere.
Sapete, ci sono dei ricercatori che hanno trovato
l’arca. Ai tempi di Geremia essa era stata nascosta
e questi ricercatori, un pastore e suo figlio, hanno
trovato l’arca è il propiziatorio esattamente sotto il
punto in cui era stata conficcata la croce. Hanno
ritrovato il sangue e lo hanno esaminato e le cellule

analizzate da analisti non credenti – hanno
riconosciuto che era sangue “unico”.
In I Pietro 1:18 ci ricorda che non siamo stati
riscattati con il prezioso sangue di Cristo: prezioso
perché unico. Siamo stati “pagati” con qualcosa di
unico: il sangue dell’agnello di Dio, senza difetto è
senza macchia.
Ma non ha offerto solo il sangue, Gesù ha offerto la
propria vita, servendo per tutto il tempo. Ha dato la
vita da vivo e l’ha offerta sulla croce!
Perché sei nato? Sei uno sbaglio o Dio ti ha
voluto? Tu hai avuto la vita perché Dio ti ha voluto
e amato prima ancora che tu nascessi perché ha
un piano meraviglioso ed eterno per te!
Romani 11:36 c’è lo dice in modo meraviglioso:
DA LUI, PER MEZZO DI LUI ED IN VISTA DI
LUI sono tutte le cose. Finché non so da dove
vengo, perché sono qui è dove sto andando c’è
disordine nella mia vita, ma quando so che vengo
da Dio, so che tutto è per mezzo di Lui ed in vista
di Lui, allora sì che entro nella dimensione in cui
capisco ciò che Dio vuole da me!
Noi siamo coinvolti in un piano eterno, in una storia
che non sarà mai dimenticata. Qual è la nostra
risposta di fronte a questo? C’è una sola risposta
ed è in Romani 12:1-2: sacrificio vivente. Ogni
giorno a disposizione di Dio perché Lui possa fare
attraverso di noi quello che vuole fare. Sacrificio
vivente, santo è accettabile, “profumato” davanti a
Dio. Io e te non siamo destinati ad essere
conformati, ma ad essere trasformati. Se ho
compreso il Suo sacrificio, non posso rimanere
indifferente e non posso non offrire me stesso in
sacrificio vivente. La risposta alla grazia è proprio
questo offrire noi stessi in sacrificio vivente.
Altri due versi ci parlano di questo: Ebrei 13, 15 e
16.
Il sacrificio della LODE. Non quello con cui ringrazi,
ma quello con cui tu dichiari quello che Dio ha detto
davanti a circostanze che lo contraddicono.
Quando tu Lodi quello che Dio ha detto sapendo
che ciò che Dio ha detto è al di sopra delle
circostanze! Dichiarare quello che Dio ha detto, non
quello che le circostanze dicono perché in questo
modo sottometti le circostanze a Dio!
Il verso 16 ci parla di chi è generoso, ci parla di
beneficenza, perché chi la esercita non ha paura:
non ha paura perché sa che, per certo, beni e
benignità ci accompagneranno tutti i giorni della
nostra vita. Il Signore ama la generosità di chi sa
Chi è la propria sorgente.
Concludo con Esodo 25:2 per ricordare che Dio
il tabernacolo lo ha voluto fare con le offerte del
popolo. Mosè ha dovuto dire al popolo quello che
Dio gli aveva detto, perché Dio voleva che il popolo
fosse coinvolto. In quella occasione, il popolo
rispose in modo sovrabbondante, ma l’istruzione
era stata di accettare offerte da chi offriva spinto
dal cuore, non per dovere.

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