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Un regale sacerdozio I #Apostolo Beniamino Cascio

Un regale sacerdozio I #Apostolo Beniamino Cascio

Se uno che ha vissuto da schiavo, un bel giorno ricevesse la notizia della propria liberazione, del proprio riscatto, come pensate che si sentirebbe? Come sarebbe il suo aspetto? Come cambierebbe la visione della vita che aveva davanti a sé? Quella notizia di liberazione e riscatto non può lasciare impassibili e sappiamo che il Vangelo è la buona notizia. Quello schiavo, ovviamente, gioisce, ma c’è qualcosa di ancor più profondo che Gesù ha portato oltre alla liberazione dalla schiavitù del peccato. Per questa liberazione è stato pagato un prezzo molto alto: quel riscatto è stato pagato con la vita di Gesù, perché il prezzo di una vita è sempre una vita. Il Cielo ha pagato, per la mia e la tua vita, un prezzo enormemente più alto: la vita di Gesù. Ecco perché la Scrittura ci fa sapere che la grazia di Dio “ci basta” (II Corinzi 12:9).

Il libro del profeta Aggeo ci riporta una esortazione alla ricostruzione del tempio (lo stesso tema è trattato anche dai libri di Nehemia e Esdra). Il popolo era stato liberato e si stava occupando di ricostruire le case, dimenticando però che la benedizione viene dal fatto che ci sia un altare: un luogo in cui si possa adorare il Signore. La benedizione nelle nostre case dipende da ciò che scende dal Cielo. Per questo è importante “investire” in queste cose e per questo questa domenica lo Spirito Santo mi ha detto di devolvere la metà dell’offerta che raccoglieremo alla missione di Arezzo che, prendendo il nuovo locale, sta facendo questo: sta innalzando, in quel territorio, un altare a Dio.

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Questa mattina, introdurremo un tema che riguarda i passi di fede che dobbiamo compiere per poter essere quello che siamo chiamati ad essere: un regale sacerdozio.

Fin dal peccato di Adamo, Dio ha portato avanti un progetto redentivo in cui avevano particolare importanza tre funzioni che potessero rappresentare Dio stesso tra il popolo: la funzione del profeta, quella del re e quella dei sacerdoti.

Tre figure autorizzate a rappresentare Dio verso il popolo.

La figura sacerdotale rappresentava il popolo davanti a Dio, con una funzione di intercessione presso Dio. Per questo motivo, dovendo sopperire ai bisogni del popolo, il sacerdote offriva sacrifici. Il sacerdote doveva avere particolari “paramenti” che non hanno una spiegazione religiosa, ma simboleggiano interamente l’opera di Cristo come intercessore. Cristo opera ancora e del continuo in questa funzione di intercessore.

Il sacerdote portava le debolezze del popolo davanti a Dio, mentre il Profeta portava al popolo la parola rivelata di Dio. Il profeta era colui che apriva gli occhi al popolo, guidandolo attraverso la parola di Dio.

Quanto al re, la sua era una figura di governo, di giustizia e di guida nelle battaglie. Il re governava ed amministrava e Dio dà molta importanza alla amministrazione perché siamo chiamati ad essere buoni amministratori, non dimenticando che, in Cristo, siamo diventati sacerdoti e re.

Qui si parla di amministrazione regale e si sta parlando di Regno di Dio: non è una democrazia, ma un Regno in cui governa e sceglie colui che ha e sa il meglio. Che motivo avremmo di discutere con Dio delle cose della vita? Giobbe ci ha provato, ma Dio gli ha risposto domandandogli dove fosse lui quando l’ordine divino veniva stabilito (vedi **). Io vi dico che se l’uomo avesse l’umiltà di sottomettere la propria sapienza a quella di Dio, tutto diverrebbe più chiaro e ci sarebbe molta più prosperità.

Sacerdoti, re e profeti erano tre figure che venivano chiamate ed unte da Dio per svolgere le tre funzioni di cui ho detto.

Il sacerdote aveva un compito di intercessione, il profeta parlava la Parola di Dio, rispondendo con essa ai bisogni del popolo, il re aveva un compito di amministrare, praticando la giustizia.

Nell’AT, queste tre figure erano distinte e il re non poteva svolgere funzioni sacerdotali (Saul ed Utzia lo fecero e ne pagarono le conseguenze, vedi **).

Viceversa, i sacerdoti potevano essere anche profeti, perché il sacerdozio si tramandava di generazione in generazione (vedi Ezechiele, Geremia, Giovanni Battista, tutti figli di sacerdoti che diventano anche profeti).

Nel NT, Dio ha cambiato il modo di ministrare al Suo popolo: tutto viene amministrato dallo Spirito santo che è venuto per guidarci e darci l’unzione per svolgere queste tre funzioni.

In Luca 4:18, Gesù ci parla di queste tre funzioni: “evangelizzare” e “guarire quelli dal cuore rotto” era compito sacerdotale; “proclamare liberazione ai prigionieri” era compito regale, perché è il re che emana la grazia; “recupero della vista ai ciechi” era compito profetico, perché è il profeta che restituisce la “visione” di Dio al popolo.

Cristo dichiara per sé tutte e tre le funzioni di sacerdote, re e profeta: essendo in Lui, queste tre funzioni sono state date a noi nel momento in cui abbiamo creduto in Lui: Apocalisse 5:10 ce lo conferma.

Ma a cosa ci serve tutto questo? Ci serve qui in chiesa?

No, ci serve quando ci troviamo davanti ad una montagna, ci serve quando siamo in un momento di crisi, perché sappiamo che, in Cristo Gesù, siamo stati fatti (e questa è grazia) sacerdoti e re! L’essere fatti sacerdoti e re ci dà la responsabilità di regnare praticando quello che siamo in Cristo Gesù! È bello dichiararlo qui, la domenica, ma è molto più bello praticare le funzioni davanti ad un malato, dichiarandone la guarigione!

In Esodo 19, dal verso 3, Dio sta parlando a persone che sono state tratte fuori dalla schiavitù e che da quel momento sono chiamate a camminare per fede. Dio pone due condizioni per vivere la chiamata: la prima è quella di dare attentamente ascolto alla Sua voce, la seconda è quella di osservare il Suo Patto. Devi conoscerlo, il patto, per sapere cosa c’è dentro, per scoprire tutto ciò che Dio ha preparato per benedire la tua vita! Si tratta di un patto che riguarda ogni area della nostra vita, nessuna esclusa. Per potere stabilire questo patto, Dio ha mandato Suo figlio permettendoGli di versare tutto il proprio sangue nell’opera redentiva.

Sarete, dice Dio, il mio tesoro particolare. Se hai un tesoro particolare, dove lo tieni? Lo metti al sicuro e Dio nel dirci questo ci fa sapere che siamo posti in un luogo che è, per Lui (!), un posto sicuro. Ecco perché Dio combatte per noi contro i nostri nemici: perché siamo il Suo tesoro particolare!

Il passo prosegue con una altissima chiamata: sarete per me un regno di sacerdoti ed una nazione santa! Ecco, purtroppo, con il popolo di Israele questo non si è potuto compiere, ma in Cristo Gesù, ciò che era stato detto da Dio si è compiuto. In Lui si è compiuta questa parola e siamo noi ad essere diventati un regale sacerdozio ed una nazione santa!

Io e te apparteniamo ad una nazione che non è qui sulla terra, ecco perché Dio può chiamarci da un luogo ad un altro per compiere l’opera Sua.

Voglio concludere, per il momento, con questi versi che ci fanno vedere che Dio, nonostante il fallimento di quelli che non Lo ascoltano, continua con quelli che sono disposti ad ascoltarLo. Questi versi sono la constatazione che in Cristo, quello che era stato detto da Dio si è realizzato: I Pietro 2:9-10

Ma voi siete una stirpe eletta, un regale sacerdozio, una gente santa, un popolo acquistato per Dio, affinché proclamiate le meraviglie di colui che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua mirabile luce;”

Il passo parla in termini di “essere” (…siete…) non di diventare: questo è un punto di partenza, non un punto di arrivo per il credente.

“regale sacerdozio”, non un sacerdozio qualunque!

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