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Il linguaggio del credente #Apostolo Beniamino Cascio

Il linguaggio del credente #Apostolo Beniamino Cascio

AVVISI:

Nel fine settimana prossimo avremo il FULL IMMERSION PDG CENTRO NORD

Sabato 2 MARZO al Grace Party predicherà il Past. Gigi Sciascia della Chiesa Pieno Evangelo di Trani

Domenica 3 MARZO avremo il nostro ALL TOGETHER DAY con la presenza delle missioni e sarà l’Ap. Lirio a ministrare la Parola.

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Questa è una settimana particolare, nel mondo si festeggia il Carnevale che è una festa in cui si invitano le persone a mascherarsi, ma noi sappiamo che tutto ciò che si nasconde ha a che fare con la malvagità. Nello stesso tempo, però, in questa settimana il Signore desidera darci vittoria. Il regno delle tenebre cerca di portare confusione nelle famiglie, ma noi non possiamo restare muti e con le mani in mano, osservando il male che è compiuto. Come Davide, dobbiamo scendere nel campo di battaglia e con franchezza, davanti al gigante, dobbiamo pronunciare parole di fede, sapendo che i nostri nemici non sono carne e sangue. Abbiamo delle battaglie da fare, miei cari e finché siamo qui dobbiamo combatterle. Arriverà, poi, il tempo del riposo, ma finché siamo qui dobbiamo combattere e non tanto per noi stessi, ma a favore degli altri, affinché tutti possano essere strappati dal regno delle tenebre. Ecco, durante questa settimana, vogliamo strappare persone dal regno delle tenebre, persone la cui anima sta gridando a Dio, persone che si dicono atee, ma che pure nella loro anima stanno gridando, anche solo perché si trovano nel bisogno. Noi possiamo fare la differenza e per questo non dobbiamo rimanere passivi, ma svolgere il nostro ruolo di guerrieri. Il guerriero è tutto il contrario di chi sta seduto a lamentarsi (Saul, nel tempo in cui Golia sfidava e insultava il popolo di Israele, faceva così, mentre suo figlio Jonathan fremeva perché ci si muovesse). Scendi nel campo di battaglia e conquista ciò che l’avversario sta ancora trattenendo.

Ci sono persone, qui tra di noi, che stanno aspettando risposte su situazioni “bloccate” e a queste persone dico: “vai incontro a ciò che ti è stato rubato o che è stato bloccato e vai a liberare, nella tua camera di preghiera, ciò che ti appartiene. Sii energico nel tuo combattimento spirituale, non recitare preghiere religiose, ma metti tutto il tuo vigore, tutte le tue forze ed energie per avere vittoria. Rimanendo fermo, potresti rischiare di incoraggiare l’avversario. Lui ha già perso la battaglia perché sei tu e non lui ad essere più che vincitore in Cristo Gesù!

Alcune volte spendiamo energia a lamentarci delle cose, mentre dovremmo usare la medesima energia per presentare tutto al nostro Signore e dirgli cosa ci sta opprimendo, cosa ci preoccupa… Se non dichiariamo, con il nostro agire, con i nostri sacrifici, la maestà di Dio, il miracolo – pur già preparato – non lo vedremo! Il rapporto con Dio è la nostra vita, è tutto per noi, prende tutte le aree della nostra vita, nessuna esclusa.

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Stiamo vivendo, come più volte abbiamo ricordato, il tempo della fine in cui siamo chiamati in modo particolare a operare nel modo in cui il Signore desidera, dedicandoci a due cose: vigilare e pregare, annunciando il Vangelo a tutti. Questo è il tempo di testimoniare e non lasciatevi fermare o intimidire dalla reazione delle persone, perché chi ti ha denigrato ieri, sarà colui o colei che ti cercherà domani affinché tu presenti il Signore che hai predicato.

Tu sei qui sulla terra come figlio di Dio con delle funzioni specifiche che Gesù aveva. Nell’AT erano tre le funzioni per le quali veniva versato l’olio. In Luca 4:18, quando Gesù parla dell’unzione sta parlando proprio di questo. Le tre funzioni sono quelle sacerdotali, profetiche e di governo (Re). In Cristo, tu ed io abbiamo quella medesima unzione e l’abbiamo per essere sacerdoti, re e profeti. Non è una unzione che ti riconosce un titolo o una posizione (quella ce l’hai essendo seduto nei luoghi celesti in Cristo) l’unzione ti è stata data per servire. Nel passo di Luca 4 sono riassunte le tre funzioni per le quali, nell’AT, veniva versato l’olio: profeti (che portavano al popolo la Parola di Dio), sacerdoti (che portavano a Dio i bisogni del popolo e lo rappresentava davanti a Dio e per offrire doni e sacrifici per fare arrivare sul popolo il perdono di Dio) e re (che guidava, governava il popolo e rappresentava la giustizia di Dio sul popolo). Ecco che quando Gesù prende questo passo che gli ebrei sapevano essere riferito al Messia, si presenta come tale.

In Cristo, abbiamo l’unzione per funzionare in queste funzioni e sto parlando non di ministeri, né di spirito di profezia, ma del fatto che lo Spirito Santo ci guida nel profetizzare sulle persone quando annunciamo il Vangelo. La chiesa è, in questo senso, profetica!

Sapete (e so che lo sapete), le persone che più facilmente ricevono la Parola che viene predicata o testimoniata sono spesso le persone “nuove” alla chiesa, che arrivano con il cuore aperto e disposto ad accogliere ciò che viene predicato e testimoniato, ma ci vuole che qualcuno predichi e testimoni! Ecco perché dobbiamo essere sensibili quando lo Spirito ci esorta ad annunciare il Vangelo alle persone, sapendo che i segni, i prodigi e i miracoli accompagnano proprio questo: la predicazione del Vangelo!

È importante funzionare come sacerdoti e re, come ci ricorda Apocalisse 5:10. Dobbiamo cominciare a regnare qui ed ora!

Dando dunque per assodate le tre funzioni di cui abbiamo detto, occorre ricordarci di parlare come sacerdoti e re, smettendo il linguaggio di questo mondo.

Dobbiamo cambiare linguaggio perché siamo sacerdoti e re del Regno di Dio e dobbiamo portare dovunque andiamo il Regno di Dio, manifestare il Suo Regno. Ai discepoli, Gesù ha ordinato di annunciare per il mondo l’arrivo del Regno di Dio. Io e te lo siamo: io e te siamo il Regno di Dio che arriva nei luoghi. Gesù ha detto che in noi, nel nostro cuore, c’è il Regno di Dio e di conseguenza dobbiamo parlare in modo coerente.

Voglio darvi degli esempi di persone che hanno avuto il linguaggio giusto davanti ad una crisi. Parlo dei dodici esploratori mandati in avanscoperta verso la terra promessa. Mosè, per ordine di Dio, li aveva mandati e loro fanno il loro resoconto.

Numeri 13:1-2.

Attenzione al tempo verbale “che io do”: Dio parla al presente anche se ancora, nella realtà, tutto deve ancora avvenire.

Dio sceglie persone credibili tra il popolo e Mosè sceglie capi dei figli di Israele.

Riprendendo dal verso 25, tornati dall’esplorazione dopo quaranta giorni, i dodici esploratori fanno il proprio resoconto e parlano di quello che hanno visto. Iniziano col dire che, in effetti, in quella terra scorreva veramente latte e miele e mostrano i frutti… Poi, però, arriva il loro “ma”. Nel sermone sul monte, Gesù presenta il sistema di questo mondo e poi prosegue con il Suo “ma” che cambia il verso a tutte le cose, portando il popolo a conoscenza del sistema del Regno di Dio.

Ecco, anche nel resoconto degli esploratori c’è un “ma”, in negativo… Ci sono – riferiscono gli esploratori – i discendenti ti Anak (discendenti di Golia, il gigante), ci sono uomini ben armati…

Ora, Dio aveva già detto che c’erano tutti quei popoli nel territorio che aveva promesso ad Israele, ma aveva anche detto “io ve li darò nelle mani”. Tuttavia, il modo di parlare degli esploratori è negativo, iniettando scoraggiamento e paura nel cuore del popolo. È vero, la terra promessa non era un luogo desertico, privo di nemici, ma Dio aveva promesso che avrebbe dato loro quella terra ed ecco che interviene Caleb (nel cui nome c’è il significato di uomo pieno di forze ed energia). Al verso 30, troviamo le sue parole e sono le parole di un uomo di ottantaquattro anni.

Quelli che erano andati con lui gli si oppongono dichiarando la forza di quelli che erano contro di loro. In Numeri 14, dal verso 1, leggiamo l’esito che quelle parole hanno sul popolo che comincia a mormorare contro Mosè ed Aaronne e comincia a pensare di tornare in Egitto.

Cosa fanno, in quel momento, Mosé ed Aaronne? Si prostrano davanti a Dio perché sapevano che Dio stesso stava assistendo a tutto quello. A quel punto prendono la parola Giosuè e Caleb che cominciano a dire bene della terra che Dio aveva promesso loro.

Ecco, cominciamo a dire bene della nostra nazione, cominciamo a combattere contro i dominatori di questo mondo di tenebre che vogliono vedere distrutta la nostra nazione che è un paese buono, anzi buonissimo!

Al verso 8 troviamo una prima cosa fondamentale: “se l’Eterno si compiace…”. Dio si compiace certamente di noi perché siamo in Cristo, ma la domanda è: stiamo camminando in modo degno del Cristo che vive in noi? Se camminiamo per fede, allora si che piaciamo a Dio (Ebrei 11:6). Quando camminiamo credendo nella Sua Parola, allora si che Dio si compiace.

Quelli che stavano mormorando non stavano camminando per fede e non stavano credendo in quello che Dio aveva detto loro: quello che la pianta del vostro piede calcherà, sarà vostro.

L’ammonimento è a non mormorare perché il mormorio è ribellione a Dio.

Quando arriva una cattiva notizia, non fate entrare più la paura. Non abbiate paura davanti a grosse bollette da pagare o cose del genere. Non dire “non è giusto pagare”, ma confida nel fatto che Dio farà un miracolo e non entrare nel territorio della lamentala perché in esso c’è morte.

La vecchia generazione che aveva creduto ai dieci esploratori è morta nel deserto, mentre Giosuè e Caleb sono stati la guida della generazione nuova.

Siamo chiamati a rappresentare Dio e parlare secondo la funzione che abbiamo come sacerdoti, re e profeti.

Quale è il linguaggio del sacerdote?

Un linguaggio di misericordia ed amore anche verso le persone che ci sono nemiche. Ci sono persone che ci hanno maltrattato per via della nostra confessione di fede, dobbiamo parlare loro con misericordia ed amore. Il sacerdote offriva doni e sacrifici per poter fare arrivare la benedizione divina sul popolo che aveva peccato. Il sacerdote porta l’abbraccio, la parola, la provvisione di Dio. Il linguaggio del sacerdote è un linguaggio dialogante che porta alle persone la misericordia di Dio.

Quale è il linguaggio del profeta?

Un linguaggio di potenza e di fede. La fede viene dall’udire la parola profetica. Quando sei davanti ad una difficoltà, pronuncia parole profetiche!

Quale è il linguaggio del re?

Un linguaggio non da despota o dittatore: Gesù non ha mai parlato così. Gesù non ha regnato per essere servito, ma per servire. Il re è quello che è sempre pronto a servire. Egli rappresenta il governo e la giustizia di Dio in accordo alla Sua volontà e deve portare la speranza al popolo.

Voglio concludere con I Corinzi 13:13 facendovi notare che le tre cose di cui parla questo verso (fede, speranza e amore) sono strettamente collegate con le tre funzioni di cui abbiamo parlato ed infatti è il profeta che porta lo spirito di fede, il re che porta la speranza ed è il sacerdote che porta l’amore di Dio al popolo.

Vogliamo concludere dedicando le nostre lingue e il nostro modo di parlare al Signore, decidendo così di parlare in accordo alle funzioni che abbiamo di sacerdoti, re e profeti. Voglio, inoltre, pregare per ciascuno di voi affinché possiamo crescere in queste funzioni. Mentre chiediamo al Signore queste cose alcuni verranno liberati dalla timidezza, altri verranno guariti da ansie, paure e panico, altri ancora riceveranno guarigioni fisiche. Cominciamo a parlare in accordo con la Parola: accordiamo la nostra bocca alla bocca di Dio perché solo così dalla nostra bocca potrà uscire una parola vivente ed efficace! Quando parliamo in accordo alla parola di Dio, nei luoghi celesti si muovono gli angeli e miracoli si compiono.

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