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Da io a noi – Pastore Giovanni Di Sano

Da io a noi – Pastore Giovanni Di Sano

Oratore  Pastore Giovanni Di Sano

23 Maggio 2020

Predicazione del 24 maggio 2020

Predica il Past. Giovanni Di Sano

Quando Gesù mori sulla croce, i discepoli erano impauriti, smarriti: perché il loro sogno sembrava fosse finito lì, su quella croce alla quale era stato ucciso il loro Maestro. Dopo tre giorni, però, poterono rivederlo e successivamente Gesù li stupì ancora, preannunciando loro che sarebbe andato via di nuovo e promettendo la venuta del Consolatore. Attesero cinquanta giorni l’adempimento di quella promessa e alla fine di quel tempo stabilito da Dio la promessa venne: lo Spirito di Dio, il Consolatore che da allora è rimasto tra noi.

Sono giorni particolari, pieni di entusiasmo in cui il Signore ci sta mostrando ciò che Lui stesso sta per  fare e ci vogliamo essere! (Ap. Beniamino).

In questo tempo, Dio ci ha soccorso, costringendoci anche a fare cose che pensavamo di non essere capaci di fare e voglio leggere il Salmo 126 che ci parla di un tempo in cui “ci sembrava di sognare…”. Il salmista parla di sorrisi e canti di allegrezza, e nel lodare Dio parla di pienezza di gioia. (Past. Maria).

Sapete, è nelle crisi che viene il momento di Dio. In questi giorni, meditavo sull’episodio del centurione che dimostra una fede capace di trovare una soluzione dove soluzione non c’era, di vedere una via dove via non c’è. C’era una regola non scritta che vietava ai giudei di entrare nelle case dei gentili, ma quel centurione (che pure conosceva quella prescrizione) mise fuori la propria fede e ottenne l’intervento di Dio! 

La fede funziona “usando la Parola” ed è un modo di funzionare che non può essere fermato da alcuna prescrizione e questa è una cosa che posso testimoniare perché anche in questo tempo vi do notizia di persone che hanno potuto sperimentare la guarigione che viene dalla fede!

Questo è un tempo in cui le umane certezze sono state messe duramente alla prova: davanti alla minaccia che il mondo intero ha vissuto, abbiamo solo potuto “tenere le distanze”. Ecco, questo è il tempo in cui la chiesa del Dio vivente può e deve manifestarne la potenza. La risposta è nella chiesa che sperimenta la fede. La Parola che viene predicata produce fede e se mettiamo in funzione la fede, tutto è possibile!

In questa “fase 2” della chiesa, ripieni di Spirito Santo e potenza, dobbiamo portare la speranza a chi ci sta attorno. Sono tre le cose che i discepoli hanno chiesto per attendere a questo compito:

  1. essere ammaestrati nella preghiera: non dottrina, ma preghiera, sapendo che a chi avrebbe chiesto, sarebbe stato dato. Quale sia la chiave dell’insegnamento che Gesù dà, lo sappiamo: avere la possibilità di chiamare Dio, “Papà”. Se Lo chiami “papà”, sei “figlio”!
  2. In Atti 4, i discepoli – dopo essere stata i perseguitati – chiedono “maggiore franchezza”. La franchezza che serve tutt’oggi per gridare al mondo che Gesù sta tornando! 
  3. L’amore. In Matteo 18 troviamo una domanda che Pietro rivolge a Gesù a proposito del perdono. Gli chiede “ma se uno sbaglia verso di me sette volte in un solo giorno, lo devo perdonare fino a sette volte?”. La risposta di Gesù parla di una purificazione completa dai pesi, dalle ferite: parla di un amore totalmente libero di rivolgersi perfino a chi ti è nemico. Noi abbiamo ricevuto l’amore di Dio perché è venuto a noi il perdono per mezzo di Gesù. Quando c’è qualcosa di cui lamentarsi, non cominciate dalla lamentela, ma dal perdono! 

(Ap. Beniamino)

Prima di procedere, vorrei pregare per i nostri grandi “assenti”: i nostri bambini che non sono un optional! La scuola domenicale è un ministero che è rivolto ai bambini e per questo chiediamo a Dio che ci dia una strategia per essere in linea con quello che ci viene comandato, ma che possa permettere ai nostri bambini di essere qui con noi per ricevere l’insegnamento e la ministrazione che è per loro.

Il messaggio che vorrei annotaste è semplicemente questo: dall’IO (mio) al noi. 

È vero che la relazione con Dio è personale, ma alcune volte ci dimentichiamo che abbiamo bisogno di relazione con altri. Quando abbiamo una relazione esclusiva con Dio, non abbiamo una relazione di cui la croce può essere figura: non è una croce, ma è un palo. La parte orizzontale della croce parla della tua relazione con gli altri, ma di che tipo di relazione stiamo parlando?

Di quel tipo di relazione che ti fa smettere di parlare dell’IO e ti fa parlare di NOI: di quell’unità di cui parla il Salmo 133. Attenzione, perché essere insieme non significa necessariamente essere nell’unità: sono due cose diverse. 

Non è sbagliato avere punti di vista diversi, ma questo non ti autorizza a peccare o a far tramontare il sole sopra il tuo cruccio. La Bibbia ci dice “adiratevi, ma non peccate”. 

Questo è un tempo di occasioni: un tempo in cui vedremo i segni che accompagneranno i credenti. Nell’unità, nell’insieme, quando transitiamo da IO a NOI qualcosa di soprannaturale perché un popolo unito è più forte di un popolo diviso. 

Nell’antica Roma, si diceva “divide et ìmpera”: perché un popolo diviso è essere più facile da soggiogare.

In Giovanni 17, Gesù prega cinque volte per l’unità: non la considera una cosa di poco conto! 

Ma essere uniti non è facile. Spesso ci sembra che nessuno comprenda il nostro punto di vista. 

La chiesa unità attrae l’unzione: è una responsabilità che dipende da NOI. Di questo ci parla il Salmo 133: la benedizione e la vita eterna sono state poste là dove c’è unità. 

Giosuè 24:15 dice “quanto a me e la mia casa, NOI serviremo l’Eterno”. Non più #iorestochiesa, ma #noirestiamochiesa.

Quando il tuo matrimonio, la tua attività lavorativa, la tua chiesa, non è più IO, ma NOI, allora si sposta nel luogo in cui Dio ha ordinato la benedizione.

In Numeri 11:17 leggiamo proprio questo: non servono super uomini, super pastori, c’è già stato uno super ed è stato Gesù! Oggi servono “figli uniti”! Alcune volte facciamo l’errore di pensare che Gesù sia più fratello a noi che ad altri ed è quello il momento in cui facciamo scadere la grazia di cui tutti abbiamo bisogno e transitiamo dal NOI all’IO. Ma dobbiamo transitare dall’IO al NOI.

Questa chiesa è stata iniziata da qualcuno, ma tutti quelli che oggi la vivono non sono pezzi in più, ma parti determinanti: sapete perché? Perché è nell’unità che Dio ha ordinato la benedizione!

Sapete, gran parte delle volte, quando ci troviamo davanti ad una contesa che genera un’amarezza nelle persone, c’è spesso una persona che ha sbagliato ed una che ha pienamente ragione; ma se hai sperimentato un perdono per i tuoi peccati, allora riesci a darlo e lo dico anche la contrario: se non riesci a perdonare, forse non lo hai realmente sperimentato… 

In Atti 3:1, troviamo Giovanni e Pietro che salgono all’ora nona per andare a pregare. Nella loro unità, lo zoppo torna a camminare. Quando saremo tutti quanti uniti con una sola voce ed un solo pensiero, quando ciascuno di noi comprenderà che è una responsabilità di ciascuno di noi, allora sperimenteremo la benedizione che Dio ha premesso. Non abbandonare la comune adunanza, dice la Scrittura: non entrare nell’idea che tu possa camminare da solo! Adamo era solo, ma da solo non avrebbe potuto produrre frutto: Dio stesso dice “non è buono che l’uomo stia solo” e questo parla a ciascuno di noi: non è buono che Io sia solo IO, ma è buono che ci sia un NOI. 

La strategia del nemico è sempre la stessa: quella di andare “attorno” a cercare quelli che stanno transitando dal NOI all’IO. 

In Atti 6, troviamo i primi due “morti nella grazia”: Anania e Saffia. Perché muoiono? Per quello che non  hanno dato? No, non per quetso: c’era un movimento dello spirito a cui i due avevano scelto di non partecipare. C’era un muovere di Dio in quel tempo e c’è ancora oggi un muovere di Dio a cui possiamo scegliere di prendere parte o no! 

In Matteo 26:21-22 troviamo le parole di Gesù che annuncia ai discepoli il tradimento di uno di loro e tutti, non uno, ma “tutti” chiedono “sono io?”. Tutti, non uno. Non soltanto Giuda. Perfino Giovanni, che si sentiva grandemente amato, domandò “sono io?”. Ma se neppure loro erano “certi”del proprio cuore, forse io e te dobbiamo rivolgerci la stessa domanda: “sono forse io che sto mancando a fare la mia parte per il NOI?”. Uno di noi mi tradirà, infatti, significa “uno di voi uscirà fuori dal NOI e metterà avanti le proprie ragioni”. Da chi dipende la mancanza di unità della chiesa? Davvero pensi che dipenda sempre dagli altri? 

Atti 2:1: i discepoli sapevano solo che avrebbero dovuto aspettare. Non sapevano altro, ma con quella promessa, attorno a quella promessa, erano riuniti con una sola mente ed erano riuniti “prima” che la promessa si adempisse, prima che lo Spirito Santo arrivasse con lingue di fuoco. 

Quando lo Spirito Santo arriva, non i migliori, ma “tutti” cominciarono a parlare in altre lingue. 

In altre parole, quando sei nel NOI, la benedizione non scende su alcuni, ma su “tutti”. 

Vi ricordate della prima predicazione di Pietro? Atti 2:14 ci fa vedere Pietro che si alza con tutti gli altri undici: c’era uno a predicare, ma c’era una squadra di undici persone che erano dietro a lui e si alzarono con lui! Tutte le parole che uscivano dalla bocca di Pietro erano nel cuore di tutti gli altri! 

Un giorno non sarai rapito da solo, sarà rapita la chiesa! Gesù verrà per rapire la chiesa fatta di singoli che stanno in unità, non singoli e basta!

In I Tessalonicesi 4:16-17 troviamo Paolo che arriva e sconvolge l’economia fondata sugli idoli che venivano costruiti, commerciati, ecc. Quando i costruttori di idoli si rendono conto che Paolo stava distruggendo il loro mercato, con una sola voce, cominciano a lamentarsi. L’unità non funziona sono per il bene, ma anche per il male. Per quasi due ore, Demetrio convince quelli che lavoravano con lui contro Paolo. 

Ogni domenica, per qualche minuto, ci viene chiesto di lodare Dio con una sola voce, eppure, alcune volte il nostro IO resta con la bocca chiusa perfino per quei pochi minuti…

Chiesa, ti invito a farlo adesso: sperimenta in questo momento la potenza del NOI e loda in unità il Signora andando, così, contro le voci unite che parlano della vittoria di satana e dichiarando invece egli è sconfitto è che GRANDE È IL NOSTRO DIO!

C’è potenza nell’unità ed è per questo che l’avversario tenterà sempre di produrre divisioni. 

Sappi che se ti sei messo in cuore di perdonare una persona, l’avversario farà in modo che quella stessa persona torni a mancare verso di te, ma tu conosci la strategia del nemico!

Il Salmo 23 ci parla di una mensa apparecchiata da Dio in presenza dei nostri nemici. Leggiamo questo passo invece del consueto passo in cui si trovano le istruzioni per la cena del Signore perché nel Salmo 23 troviamo una mensa apparecchiata proprio in presenza dei tuoi nemici. Si parla di una mensa apparecchiata e di una coppa che trabocca ed il salmista parla del Dio che non procura, ma è salvezza e guarigione!

Beni e benignità sono la pienezza delle sette benedizioni di cui si parla in Esodo nel passo in cui si parla della Pasqua (Esodo 12). Davide, che è posteriore alla festa di Pasqua, sta parlando della pienezza delle benedizioni che giungono a chi si accosta alla mensa apparecchiata da Dio stesso per noi. 

Una delle prescrizioni per la Pasqua è che l’agnello venisse mangiato per intero: non solo come “Salvatore”, ma anche come “Signore”. Quando ci accostiamo a Gesù, lo facciamo interamente e l’agnello era accompagnato da un contorno di erbe amare: le amarezze che però non sono il piatto forte! Il piatto forte è proprio l’agnello che renderà più dolci le erbe amare! 

Gesù ha dato un modello con quella cena ed essa è l’unico momento di fede in cui Gesù ci chiede di toccare qualcosa che è reale. L’unico, insieme all’unzione con olio e c’è un’importanza in questa “rimembranza” che ci apprestiamo a fare che non ce la deve fare vivere come qualcosa di scontato, di consueto. Oggi è la tua occasione per uscire dalla schiavitù ed entrare nel primo giorno del tuo nuovo inizio. Forse hai detto che troppe volte hai fallito e sei tornato indietro, ma oggi è il tempo del tuo nuovo inizio.

C’è potenza nel rimembrare ciò che Gesù ha fatto!

(Past. Giovanni)

Sapete, Gesù non ha dato una parte di se stesso, ma ha dato tutto se stesso affinché noi possiamo essere chiesa e per la gioia che Gli era posta davanti, Lui ha sopportato la croce ed io non voglio rendere vano quel sacrificio e voglio apprezzarvi uno ad uno, benedire la chiesa che siamo perché Gesù ha sopportato il dolore della croce per essa!

Insieme, spezziamo il pane come simbolo del corpo spezzato per noi, ringraziando per l’opportunità di vivere da figli, con l’obiettivo di piacere al Padre. 

(Past. Marta)

Nel pranzo pasquale, Gesù prende la terza coppa, quella del nuovo patto ed è un patto che non riguarda solo te, ma te e la persona che ti ha offeso o ti è venuta contro. Io non ti chiedo di lasciar correre, potrai anche farlo o cercare un chiarimento, ma metti le cose nel giusto ordine e parti dal tuo perdono: non aspettare che qualcuno ti chieda scusa, perché Dio non ha aspettato questo per perdonare me e te. Visualizza la persona che devi perdonare è appena puoi diglielo “io ti perdono con tutto il mio cuore”. È così che quello che era smembrato diventa UNO. 

Il sangue sparso di Gesù ha la proprietà di renderci “bianchi”, quella di guarire, di salvare, di portare pace, gioia e prosperità e questa mattina lo riceviamo come corpo di Cristo unito. 

Nella Pasqua il popolo avrebbe dovuto mettere il sangue dell’agnello sugli stupiti e sull’architrave e l’angelo passava oltre: se passa oltre un angelo, pensate se no passa oltre un demone!

Attenzione chiesa, non calpestiamo il sangue di Cristo, calpestando il corpo e restando nell’IO! Questa è una chiesa che continuerà a camminare nel NOI affinché la gloria di Dio possa essere vista nel territorio dove è stata posta!

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