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Cultura del regno – L’onore (un aspetto dell’amore) – Pastore Giovanni Di Sano

Cultura del regno – L’onore (un aspetto dell’amore) – Pastore Giovanni Di Sano

Dove ti trovi in questo momento? Vi invito ad essere presenti, non solo col corpo, ma con il nostro spirito e con l’anima, ai piedi della croce. 

Il giusto non temerà cattive notizie: perché saprà dove andare quando esse arriveranno. Questo è il tempo per imparare dove stare “prima” che le cattive notizie arrivino. 

Possiamo “stare” in tanti posti. Ci sono tanti luoghi, ma ce n’è uno solo che ti salva dalle cattive notizie ed è il luogo della Sua presenza. Torniamo a risiedere, nuovamente, all’ombra delle Sue ali. 

Il Salmo 91 ci riporta parole che ci danno una grande forza, ma esse sono precedute da una condizione: quella dichiarata dalle prime parole.

«Poiché tu hai detto: «O Signore, tu sei il mio rifugio», e hai fatto dell’Altissimo il tuo riparo, nessun male potrà colpirti, né piaga alcuna s’accosterà alla tua tenda. Poiché egli comanderà ai suoi angeli di proteggerti in tutte le tue vie. Essi ti porteranno sulla palma della mano, perché il tuo piede non inciampi in nessuna pietra. Tu camminerai sul leone e sulla vipera, schiaccerai il leoncello e il serpente. Poich’egli ha posto in me il suo affetto, io lo salverò; lo proteggerò, perché conosce il mio nome. Egli m’invocherà, e io gli risponderò; sarò con lui nei momenti difficili; lo libererò, e lo glorificherò. Lo sazierò di lunga vita e gli farò vedere la mia salvezza.»

Dichiariamo, dunque, in chi confidiamo: dichiariamo con la nostra bocca quanto valga per noi la Parola di Dio che è LA BUONA NOTIZIA, stabile nei Cieli!

Dichiara ciò che fortifica la tua fede e fallo adesso, in questo tempo in cui stiamo ascoltando troppe cose che ci scoraggiano!

C’è stato un tempo, nella chiesa primitiva, in cui si seguiva alla lettera ciò che il potere temporale prescriveva e Gesù stesso insegnava di dare a Cesare ciò che era di Cesare. Arriva però un punto (e non è questo) in cui la chiesa sarà fortemente perseguitata tanto da dover scegliere se seguire ciò che comanda il potere temporale o ciò che comanda Gesù. 

Lo dico perché apparteniamo al Regno di Dio e non dobbiamo cadere nella disperazione e nel nervosismo estremo: perché non siamo in una situazione che ci induce a scegliere tra il seguire Dio e seguire il potere temporale. Siamo allineati ai protocolli, ma teniamo i nervi saldi rimanendo i credenti che siamo!

Questa mattina introdurremo un nuovo ciclo di insegnamenti che parla dell’onore. 

L’onore è un aspetto dell’amore. 

In Matteo 6:33 leggiamo “Cercate prima il regno e la giustizia di Dio, e tutte queste cose vi saranno date in più.”.

Cosa vuol dire “cercare prima il Regno”? Non parla di cercare la chiesa, parla di Regno ed è un regno invisibile, non tangibile, ma di cui ciascuno di noi fa parte in quanto nato di nuovo in Cristo Gesù. 

La chiesa fa parte del Regno, ma non è il Regno e qui Gesù ci fa capire che dobbiamo cercare, prima di tutto, la “cultura del Regno”. 

Chi pratica uno sport a livello non amatoriale, in qualche modo, ne conosce le regole: conosce le regole di quello specifico “ambito”, di quel “regno”. 

Ecco, io e te siamo cittadini del Regno di Dio e non è una cosa che possiamo semplicemente “desiderare”, ma che va “mostrata”. Quello che dimostri con il tuo comportamento rende evidente la tua “cittadinanza”.

In Romani 12:10 Paolo ci introduce a questo argomento e ci fa comprendere alcune cose importanti. “Nell’amore fraterno, amatevi teneramente gli uni gli altri, nell’onore usate riguardo gli uni verso gli altri”. 

Paolo afferma che ci sono delle caratteristiche che dobbiamo sviluppare ed esprimere in quanto cittadini del Regno. Il problema è che le due cittadinanze (terrena e divina) spesso entrano in conflitto. Di quale delle due cittadinanze il nostro comportamento dà dimostrazione? Secondo quale delle due viviamo? Non è una cosa immediata: c’è un processo quotidiano di rinnovamento della mente di cui ciascuno di noi è responsabile. 

Ecco perché abbiamo bisogno di comprendere in che modo si esprime il Regno ed ecco perché parliamo di onore: perché è una delle cose che parlano della cultura del Regno. 

Onore è anche il valore che attribuiamo a qualcuno. Esso influenza ciò che cerchiamo e facciamo.

Nell’AT onore è reso con due parole che denotano “onore” e “gloria”. Cose che devono partire dal cuore ma che vanno espresse.

In Isaia 29:13 leggiamo “Perciò il Signore dice: «Poiché questo popolo Si avvicina a me solo con la bocca e mi onora con le labbra, mentre il suo cuore è lontano da me, e il loro timore di me è solo un comandamento insegnato da uomini”. 

In questo passo Dio parla di un onore “con la bocca” che non corrisponde a ciò che è nel cuore. 

Vedremo ora alcuni esempi di espressione pratica dell’onore. 

In Luca 15 leggiamo l’episodio ben noto del figliol prodigo il quale, nel chiedere la propria parte di eredità, di fatto disonora il padre con una richiesta che avrebbe presupposto la sua morte. Ma il padre era vivo! L’onore ha sempre una ricompensa da parte di Dio, ma anche il disonore ha sempre una ricompensa: ma non da Dio. 

Sappiamo che quel ragazzo si ritrova, dopo aver dissipato tutto quello che il padre gli aveva dato, a fare il guardiano dei maiali. Una situazione di massimo disonore (stante anche la considerazione che nella cultura ebraica avevano i maiali). Leggiamo o dal verso 11 al verso 22.

«Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane di loro disse al padre: “Padre, dammi la parte dei beni che mi spetta”. Ed egli divise fra loro i beni. Di lí a poco, il figlio più giovane, messa insieme ogni cosa, partí per un paese lontano, e vi sperperò i suoi beni, vivendo dissolutamente. Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una gran carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora si mise con uno degli abitanti di quel paese, il quale lo mandò nei suoi campi a pascolare i maiali. Ed egli avrebbe voluto sfamarsi con i baccelli che i maiali mangiavano, ma nessuno gliene dava. Allora, rientrato in sé, disse: “Quanti servi di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Io mi alzerò e andrò da mio padre, e gli dirò: padre, ho peccato contro il cielo e contro di te: non sono più degno di essere chiamato tuo figlio; trattami come uno dei tuoi servi”. Egli dunque si alzò e tornò da suo padre; ma mentre egli era ancora lontano, suo padre lo vide e ne ebbe compassione: corse, gli si gettò al collo, lo baciò e ribaciò. E il figlio gli disse: “Padre, ho peccato contro il cielo e contro di te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai suoi servi: “Presto, portate qui la veste più bella, e rivestitelo, mettetegli un anello al dito e dei calzari ai piedi;»

Gesù ci dà un esempio del carattere del Padre che ci onora sempre. Prima lo abbraccia (lo ama), poi lo onora. Il padre non permette al figlio di terminare il discorso che questi si era preparato e rivolgendosi ai servi prescrive quanto necessario per onorare il figlio tornato. 

In queste domeniche scopriremo come Dio ci invita a perticare la Sua stessa natura che abita in noi.

Leggiamo Esodo 20:12 che ci riporta una esortazione all’onore verso i genitori. Si tratta di un comandamento con promessa. “Onorerai tuo padre e tua madre, affinché i tuoi giorni siano lunghi sulla terra che l’Eterno, il tuo DIO ti dà”.

Paolo, in Efesini 6:1-3, aggiunge anche la salute: “Figli, ubbidite nel Signore ai vostri genitori, perché ciò è giusto. «Onora tuo padre e tua madre», questo è il primo comandamento con promessa. «Affinché tu stia bene e abbia lunga vita sopra la terra»”.

Nelle prossime domeniche vedremo, viceversa, come non onorare chiuda le porte a ciò che Dio mette nella nostra vita. 

Oggi, invece, parleremo delle porte che l’onore apre. Gesù, in Marco 14:3-9, dà una indicazione a chiunque nel futuro avrebbe predicato: parlare del gesto di quella donna, di cui non sappiamo neppure il nome: che grande onore! “Ora egli, trovandosi a Betania in casa di Simone il lebbroso, mentre era a tavola, entrò una donna con un vaso di alabastro di olio profumato di autentico nardo, di grande valore; or ella, rotto il vaso di alabastro, glielo versò sul capo. Alcuni si sdegnarono fra di loro e dissero: «Perché tutto questo spreco di olio? Poiché si poteva vendere quest’olio per più di trecento denari e darli ai poveri». Il grande valore di quell’olio corrispondeva a circa un anno intero di lavoro: era la dote che la donna avrebbe portato al marito. Lo sdegno di coloro che si scandalizzano è pertanto più che razionale. Quell’olio era il valore che avrebbe avuto la credibilità di donna onorevole innanzi al futuro sposo.

Quando onorerai le tue autorità nella tua vita, ci sarà sempre qualcuno che ti disprezzerà e si indignerà contro di te.

Ma Gesù li riprende:«Lasciatela fare; perché le date fastidio? Ella ha compiuto una buona opera verso di me. Perché i poveri li avrete sempre con voi; e quando volete, potete far loro del bene, ma non avrete sempre me… …Ella ha fatto ciò che poteva; ha unto in anticipo il mio corpo per la sepoltura. Ma in verità vi dico che in tutto il mondo, ovunque sarà predicato questo evangelo, si racconterà pure in suo ricordo ciò che costei ha fatto».

In altre Parole, Gesù sapeva che il Suo corpo non avrebbe potuto essere unto durante lo shabat e riconosce in quel gesto della donna, l’azione sensibile allo Spirito Santo di una persona che Dio ha usato per onorare il Figlio.

Come è onorato Dio in Cielo? Con “adorazione: Apocalisse 4: 9-11 “E ogni volta che gli esseri viventi rendono gloria, onore e grazie a colui che siede sul trono, a colui che vive nei secoli dei secoli, i ventiquattro anziani si prostrano davanti a colui che siede sul trono e adorano colui che vive nei secoli dei secoli, e gettano le loro corone davanti al trono, dicendo: «Degno sei, o Signore, di ricevere la gloria, l’onore e la potenza, perché tu hai creato tutte le cose, e per tua volontà esistono e sono state create».

Ecco perché io e te possiamo onorarLo, glorificarLo e adorarLo: perché siamo stati creati a Sua immagine e somiglianza!

Leggiamo ancora Apocalisse 5:12 “che dicevano a gran voce: «Degno è l’Agnello, che è stato ucciso, di ricevere la potenza, le ricchezze, la sapienza, la forza, l’onore, la gloria e la benedizione». Udii ancora ogni creatura che è nel cielo, sulla terra, sotto la terra e quelle che sono nel mare e tutte le cose contenute in essi, che diceva: «A colui che siede sul trono e all’Agnello siano la benedizione, l’onore, la gloria e la forza nei secoli dei secoli». E i quattro esseri viventi dicevano: «Amen!». E i ventiquattro anziani si prostrarono ed adorarono colui che vive nei secoli dei secoli”.

Così Dio viene costantemente onorato nel Cielo!

Questo ci porta al cuore di oggi: l’intenzione originale di Dio è che l’uomo possa governare: che possa dominare nel senso di guidare per portare abbondanza. Ma l’uomo non può farlo senza esercitare il principio dell’onore. 

1Samuele 2:30 “Perciò così dice l’Eterno, il DIO d’Israele: Io avevo dichiarato che la tua casa e la casa di tuo padre avrebbero sempre camminato davanti a me; ma ora l’Eterno dice: Lungi da me tal cosa; poiché io onoro quelli che mi onorano ma quelli che mi disprezzano saranno pure disprezzati”. 

L’onore segna il nostro destino è quando lo pratichiamo apriamo le porte alla benedizione. 

Malachia 1:6 (prima parte) «Un figlio onora il padre e un servo il suo signore. Se dunque io sono padre, dov’è il mio onore? E se sono signore, dov’è il timore di me?».

Romani 13:7 “Rendete dunque a ciascuno ciò che gli è dovuto: il tributo a chi dovete il tributo, l’imposta a chi dovete l’imposta, il timore a chi dovete il timore, l’onore a chi l’onore “.

Giuseppe inizia la propria vicenda raccontando il sogno ai fratelli ed era un sogno che non è per lui un buon inizio… ma GIuseppe non manca mai di onorare il padre. Giacobbe sapeva che i fratelli non lo vedevano di buon occhio, Giuseppe lo sapeva, ma quando il padre lo manda dai fratelli a Sichem, va rispondendo “eccomi”. 

Genesi 37:13 “E Israele disse a Giuseppe: «I tuoi fratelli non stanno forse pascolando il gregge a Sichem? Vieni, che ti manderò da loro». Egli rispose: «Eccomi»”

Sappiamo come la vicenda di Giuseppe lo porta ad essere secondo d’Egitto, eppure quando ritrova suo padre che lo aveva mandato a Sichem, gli manda dieci asini carichi di viveri e gli va incontro. Secondo voi, Giuseppe onora o no il padre? Certo che sì, anche se non se lo meritava, ma è quello che Giuseppe faceva sempre: onorare. 

Genesi 45:22-23 “A tutti diede un abito di ricambio per ciascuno; ma a Beniamino diede trecento sicli d’argento e cinque mute di vestiti; e a suo padre mandò questo: dieci asini carichi delle migliori cose d’Egitto, dieci asine cariche di grano, di pane e di viveri per suo padre durante il viaggio. Andò incontro a suo padre a Goscen, non aspettò che suo padre andasse da lui”. 

Genesi 46:29 “Allora Giuseppe fece attaccare il suo carro e salì a Goscen incontro a Israele, suo padre; appena lo vide, gli si gettò al collo e pianse lungamente stretto al suo collo”.

Del resto non aveva forse onorato Potifar? E non è l’onore verso Potifar che gli procura la posizione di capo di quella casa? Non è l’onore verso Potifar che gli impedisce di coricarsi con sua moglie? 

Genesi 39:2-4 “L’Eterno fu con Giuseppe; ed egli prosperava e stava nella casa del suo padrone, l’Egiziano. E il suo padrone vide che l’Eterno era con lui, e che l’Eterno faceva prosperare nelle sue mani tutto ciò che faceva. Così Giuseppe trovò grazia agli occhi di lui ed entrò al servizio personale di Potifar, che lo fece soprintendente della sua casa e mise nelle sue mani tutto quanto possedeva”.

Genesi 39:8-10 “Ma egli rifiutò e disse alla moglie del suo padrone: «Ecco, il mio padrone non si preoccupa di quanto ha lasciato in casa con me e ha messo nelle mie mani tutto quanto ha. Non c’è alcuno più grande di me in questa casa; egli non mi ha proibito nulla tranne te perché sei sua moglie. Come dunque potrei io fare questo grande male e peccare contro Dio?». Nonostante il fatto che lei ne parlasse a Giuseppe ogni giorno, egli non acconsentì a coricarsi con lei né a darsi a lei”.

Nei vari passaggi, pero, l’onore non porta sempre benefici immediati a Giuseppe che si trova nuovamente in difficoltà, accusato dalla moglie di Potifar e condotto in prigione. Però anche qui, l’Eterno era con lui e anche qui Giuseppe trova grazia: quando hai l’unzione di Dio che proviene dall’onorevole che hai per Dio, tutti ti sono sottomessi. 

Genesi 39:21-23 “Ma l’Eterno fu con Giuseppe e usò verso di lui benevolenza, cattivandogli le grazie del direttore della prigione. Così il direttore della prigione affidò a Giuseppe tutti i detenuti che erano nel carcere; ed egli era responsabile di tutto quanto si faceva là dentro. Il direttore della prigione non controllava più nulla di quanto era affidato a Giuseppe, perché l’Eterno era con lui, e l’Eterno faceva prosperare tutto quanto egli faceva”.


Genesi 41:14 “Allora il Faraone mandò a chiamare Giuseppe che fu subito tratto fuori dalla prigione sotterranea. Così egli si rase si cambiò le vesti e venne dal Faraone”.

Anche in carcere, tutto è  sottomesso a Giuseppe che faceva prosperare tutto ciò che gli era affidato proprio perché l’Eterno lo faceva prosperare. Riconosciamo che è praticando tutti i livelli di onore che  Giuseppe giunge ad essere il canale che Dio aveva preparato per far giungere la salvezza alla casa di Israele. È onorando Dio che egli entra nel proposito di Dio per la sua vita.

Concludiamo con Apocalisse 3:8 “Io conosco le tue opere; ecco, ti ho posto davanti una porta aperta, che nessuno può chiudere, perché, nonostante tu abbia poca forza, hai custodito la mia parola e non hai rinnegato il mio nome” 

Custodire ha a che fare con il proteggere. Cosa stai proteggendo? Custodire la Parola vuol dire proteggerla da ogni pensiero contrario: proteggerla, non confrontarla! Rinnegare il nome del Signore è anche non ricorrere a Lui come prima opzione quando siamo in difficoltà: ricorrere al nome di Dio solo come ultima spiaggia… 

Si tratta di vivere la propria vita onorando Dio: non dobbiamo onorare chi ci onora (questo può farlo Dio!). 

PDG PRATO WORHIP SERVICE 25 Ottobre 2020

PAST. GIOVANNI DI SANO

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