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Andate e fate discepoli #Apostolo Beniamino Cascio

Andate e fate discepoli #Apostolo Beniamino Cascio

Quando devo portare una parola, chiedo sempre al Signore cosa vuole che dica, perché io vi amo, ma no posso amarvi più di quanto vi ama Lui e questo mi fa parlare con il Padre di voi come chi ha da ricevere da Lui qualcosa per voi. Non parlo mai per sfogarmi di voi con il Padre, ma parlo da intercessore e come tale sono ascoltato da Lui in modo particolare e ricevo parole di sostegno, incoraggiamento, correzione… Perché la correzione è parte integrante dell’amore di Dio per noi. Amore non è far passare qualsiasi cosa, non è sopportare i peccati, le deviazioni e le perversioni degli altri senza poter fare nulla: chi non riceve correzione va incontro a giorni amari. Se voglio il bene di una persona correggo, perché la correzione ci rimette nella giusta posizione del piano di Dio. Lui ha preparato tutto per te, tutti i passi di fede che dovrai compiere e sono cose straordinarie, cose tutt’altro che “normali” e Dio ti vuole mantenere in questa condizione e Dio farà di tutto affinché tu mantenga questa posizione specie davanti alle opposizioni più forti che vengono sempre dai religiosi. Quelli che si chiudono in una fortezza chiamata religione, dalla quale giudicano tutto e tutti. I religiosi, al tempo di Gesù, andavano da Lui per ascoltarLo ed accusarlo: erano attenti a trovare nelle Sue parole non vita o rivelazione, ma appigli per attaccarLo. Ma Gesù non aveva mai paura di essere colto in fallo e non temeva il Suo essere – come in effetti era – “esagerato” dal punto di vista umano, il Suo continuo essere “sfidante” nei confronti delle ideologie e delle religioni. Non lo temeva perché tutto quello che diceva era spirito e vita ed era dimostrato dalle Sue opere!

La fede si afferra sempre alla Verità della parola di Dio che ci fa sapere quello che è stato già provveduto nella dimensione spirituale e subito dopo lo dimostra. Ricordate la guarigione del paralitico calato dal tetto con il lettuccio dai suoi amici? Cosa dice Gesù a quell’uomo? Gli dice la verità: gli parla di perdono dei peccati e questo, più della guarigione, sconvolge e turba i religiosi!

Venendo a ciò che il Signore mi ha chiesto di dirvi, comincio dicendo che noi non siamo la misericordia (intesa come fonte di assistenza) di Dio, perché la potenza di Dio non viene per “assistere” l’uomo nella propria condizione di peccato, ma per “togliere” quella condizione! La potenza di Dio non “assiste”, ma “cambia”, portando vita nuova.

Questa vita nuova, spesso, non è adeguatamente conosciuta: abbiamo ricevuto la salvezza, magari ci siamo battezzati in acqua, ma continuiamo a camminare così come camminavamo prima. La Bibbia, però, ci invita a camminare in novità di vita e questo è un processo che si chiama DISCEPOLATO.

Il comando di Gesù è stato preciso e perentorio: MATTEO 28:19 ci parla di fare discepoli di Gesù tra tutti i popoli. La volontà di Dio riguarda i discepoli, perché sono essi che manifestano cosa significhi essere figli di Dio! Il discepolato inizia con l’atto di ubbidienza del battesimo in acqua. Quando il Cielo dà un comando, non lo fa mai per opprimerti, ma per toglierti dai guai e non farti vivere miseramente!

Vediamo, dunque, come avviene questo processo del discepolato chiedendoci, anzitutto, chi sia il discepolo. La parola deriva da DISCERE: apprendere rifacendosi agli insegnamenti del maestro, apprendendone lo stile di vita in chiave quindi di “formazione” oltre che di “informazione”. Il discepolato inizia con il credere nelle parole di Gesù. Gli insegnamenti devono essere dunque “applicati” perché tutte le parole uscite dalla bocca di Gesù sono parole di Dio Padre. Ogni volta che ci accostiamo alla Parola, dovremmo farlo con la stessa aspettativa con cui ci accostiamo al nostro cibo preferito! Il nostro accostarci al Vangelo non deve essere mero studio, ma ricerca di occasioni per applicare quello che abbiamo appreso! Nella vita, occorre studiare per raggiungere alcune posizioni ed è bene che sia così, ma lo studio della Parola è diverso perché studiarla deve servire anzitutto ad essere noi stessi cambiati per vivere la nostra vita come Gesù! Ricordiamoci che la vita che abbiamo ricevuto dal sacrificio di Gesù è vita eterna!

Il discepolato comincia quindi con il credere alle parole di Gesù per essere trasformati da esse ed acquisire la visione di Dio nella nostra vita. Il credere ti porta a vivere nella vittoria e nella prosperità che non è solo maggiore disponibilità economica, ma di quella felicità e gioia che riempiono la tua vita per il fatto di avere la certezza che è Dio che soddisfa tutti i tuoi bisogni!

Il credere ci fa parlare come parlano i re e quando uno parla da re, quello che dice è decreto e avviene!

Il credere ci fa ricevere discernimento e conoscenza per rivelazione: conoscenza delle cose così come esse sono nel regno spirituale in cui tutto esiste prima ancora di essere visibile nella realtà.

Prendiamo Giovanni 8, dal verso 31 in cui troviamo Gesù che parla non alle folle, ma a quei giudei che avevano creduto in Lui: se dimorate nella mia Parola siete veramente miei discepoli, conoscerete la Verità e la verità vi farà liberi. Quando riceviamo la salvezza siamo liberi, siamo nati di nuovo, ma siamo ancora “in fasce”.

In questo passo, Gesù parla del dimorare nella Sua Parola: cosa significa? La dimora è il luogo della abitazione di qualcuno e questo ci fa comprendere che noi tutti siamo la residenza di Dio. Ma dimorare ha anche un senso di collocazione stabile e definitiva di una pianta in un terreno. Quando la pianta è pronta, viene messa a dimora nel terreno in cui staranno per sempre e dove porteranno frutto. Così siamo noi: piantati nei cortili del nostro Dio per portare molto frutto! Gesù lo ha detto chiaramente: siamo tralci destinati a portare molto frutto! Attenzione, perché come Gesù stesso ha spiegato, sulla vite vengono passate le forbici per la potatura necessaria a farci portare più frutto (quindi un gesto di cura di chi toglie le cose inutili che altrimenti prenderebbero energia).

Il dimorare parla anche del luogo in cui abbiamo messo il nostro cuore. Gesù parla di cuore come della nostra porta. Quale è il luogo che hai stabilito per il tuo cuore?

Se il tuo cuore è pieno di Parola, allora dalla tua bocca usciranno parole in accordo con il tuo cuore! Fai attenzione a ciò che esce dalla tua bocca, anche e soprattutto nel momento della difficoltà! Io e te possiamo decidere di cosa riempire il nostro cuore: Dio stesso ha deciso di non toccare la tua volontà e ti ha messo a disposizione la Sua Parola affinché tu possa decidere di riempirtene il cuore.

Cosa disse Dio a Giosuè? Gli disse di tenere la Parola stretta alla sua bocca (Giosuè 1:8).

Per favore, studiate la Parola avendo cura di togliere tutto quello che vi potrebbe disturbare: telefono, televisore, persone che potrebbero interferire… Il momento della Parola è intimo! Studia la Parola, dimora con essa, fermati sulla Parola e comincerai a vedere che essa stessa comincerà a dialogare con te rivolgendoti domande e dandoti risposte! Questo è il motivo per cui lo Spirito Santo è venuto per guidarti e rivelarti la Parola che comincia con un libro scritto, ma che è una persona!

Vediamo il quadro che ci viene presentato in un certo momento in Giovanni 11 al momento della resurrezione di Lazzaro. Dal verso 43 troviamo Gesù che piangeva, ma non per il dolore della morte di Lazzaro, bensì per l’incredulità delle persone che erano lì. La Scrittura ci fa “sentire” il grido di Gesù che chiama l’amico fuori dalla tomba. Lazzaro era morto, non è che gridando la voce di Gesù avrebbe avuto più possibilità di essere sentita da lui. Ma il grido è per quelli che erano attorno a Lui. Quando Gesù grida, Lazzaro viene fuori dalle tenebre del sepolcro e la Bibbia ci dice “il morto uscì”. Il morto esce con le mani ed i piedi legati e quello che Gesù dice è “scioglietelo e lasciatelo andare”. Dopo che hai annunciato il Vangelo, facendo uscire le persone dalle tenebre, devi sciogliere le fasce e lasciare andare le persone. Gesù grida e Lazzaro esce dalle tenebre e questa è una cosa che fa Lui stesso, ma quello che viene dopo è un comando rivolto agli altri. Parole che sono ancora oggi rivolte a ciascuno di noi come discepoli. Siamo noi discepoli che dobbiamo fare questo lavoro: è il compito che ci viene assegnato dal Signore Gesù Cristo: sciogliere e lasciare andare. Lazzaro aveva i cinque sensi tappati e quando le persone vengono al Signore i loro sensi spirituali sono ancora legati ed è necessario insegnare la Parola e insegnare a metterla in pratica essendone modelli.

Concludo dicendo che i discepoli sono quelli che fanno fuggire il diavolo e conquistano! Ci sono territori della tua vita occupati dall’avversario e c’è bisogno di portare liberazione in questi territori, ma per farlo devi considerare te stesso come un discepolo.

Giacomo 4:7 ce lo dice chiaramente: sottomettetevi a Dio. Decidi di applicare la Parola di Dio nella tua vita con UBBIDIENZA. Figli di Dio carissimi, voi amate Dio quanto amate ubbidire la Sua Parola! Chi ama Dio, ama la Sua Parola! La prima cosa è dunque sottomettersi alla Parola che diventa la tua arma per resistere al diavolo. Dio ti ha fatto per essere predatore, uno che mette in fuga i nemici. Il passo ci fa sapere che il diavolo “fuggirà”, non parla di semplice allontanarsi, ma di fuga: di ritirata! Io e te con la spada della Parola possiamo fare fuggire il diavolo!

Filippo era un discepolo, uno che serviva ed era cresciuto con l’insegnamento degli apostoli e da discepolo, Atti 6, dal verso 2, viene scelto come apostolo. Il discepolo è di buona testimonianza, è ripieno di spirito santo e di sapienza (v. 3). Quando i discepoli possono operare, c’è una moltiplicazione di discepoli! Diamoci da fare! Non ci offendiamo se non siamo chiamati a fare qualcosa, ma chiediamoci cosa deve ancora cambiare in noi!

In Atti 8, dal verso 4, ritroviamo Filippo in un momento in cui cominciava la persecuzione con la lapidazione di Stefano avvenuta sotto gli occhi di Saulo: un testimone dei religiosi che diventerà, in seguito, testimone del Cristo che Stefano testimoniava. Quelli che Saulo perseguitava, mentre scappavano, continuavano ad annunciare la Parola: la loro non era una fuga, ma un andare attorno ad annunciare la Parola! Tra questi c’è anche Filippo ed era un momento terribile quello in cui egli, semplice discepolo, predicava Cristo con una fede accompagnata da miracoli!

Io e te siamo Filippo: chiamati ad annunciare Cristo nei luoghi in cui siamo. Luoghi in cui, con me e te, arriva il Regno di Dio e la Sua potenza in grado di cambiare le cose!

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