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Tre abitudini per avere un cuore sano #Pastore Giovanni Di Sano

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Tre abitudini per avere un cuore sano

 

Questa mattina, vorrei che “ruminassimo” la Parola. Spesso, ci accostiamo ad essa con una lettura “veloce” e spesso non ci rendiamo conto di quello che leggiamo. Ogni cosa che c’è nella Bibbia, però, ha significato. Ogni parola è ispirata: non è messa lì a caso.

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Un vero cambiamento del nostro comportamento deve nascere nel nostro cuore. I cambiamenti che nascono dal comportamento hanno una durata breve. Il tuo modo di fare, il tuo comportamento, è spesso determinato alle abitudini ed esse al punto di vista che assumiamo quando guardiamo le cose, le circostanze. Ciascuno di noi può vedere le cose da un proprio punto di vista e poiché ci sono, spesso, vari punti di vista, capita di frequente che restiamo bloccati su quello che, in realtà, è solo un punto di vista, ma è il nostro e per questo da esso non riusciamo, o non vogliamo, muoverci. Spesso non vediamo Dio all’opera perché il modo in cui vediamo le cose è alterato dal punto di osservazione da cui le stiamo guardando. Ci sono cose che sono lì, alla nostra portata, ma che non vediamo per via del punto di vista da cui stiamo osservando.

Se cambi il tuo punto di vista, se cambi la tua mentalità, potrai vedere cose migliori.

Prendiamo il Salmo 119.

Il mese di settembre è per molti un tempo di nuovo inizio. Forse più del mese di gennaio, a settembre si riprende il filo di attività interrotte durante l’estate, dei buoni propositi di sempre. Settembre è il tempo del “re-start” ed anche biblicamente è così. Il giorno 20 si celebra il Rosh ha Shana, il capodanno ebraico e l’anno che si è appena concluso, per il popolo di Israele, è il 5777, mentre quello appena iniziato, portando la cifra finale 8 indica proprio un tempo di nuovo inizio. Ciascuno di noi, davanti ad un tempo di nuovo inizio, si pone i propri propositi.

Al verso 112, il Salmo 119 dice così

Mi sono impegnato di cuore a mettere in pratica i tuoi statuti sempre, fino alla fine.

Sempre, fino alla fine “ è una ripetizione, o no? Il salmista sa che l’uomo è un essere fallace, ma in questo passo quello che egli dice è che desidera che questo impegno duri. Il cambiamento di cuore di cui il salmista sta parlando è un cambiamento che non vuole essere per un tempo, per una settimana, un mese o un anno, ma che sia duraturo, per questo aggiunge “fino alla fine”. Comprendiamo, al di là della grammatica, che dietro queste parole c’è una forte intenzione di cambiamento.

Un altra parola usata in questo verso su cui vale la pena riflettere è il verbo usato per “inclinare”. Quando il salmista dice “inclino” il mio cuore, ci sta dicendo che, per sua natura, il nostro cuore non è in una posizione adatta a fare la volontà di Dio. Altrimenti non sarebbe necessario cambiare quella posizione in un’altra.

Quando tu inclini qualcosa, stai facendo qualcosa per far cambiare posizione ad un oggetto. Normalmente si applica una forza per risollevare ciò che non è dritto. Forse, in questo momento, sei abbattuto, ma il salmista dice “io inclino il mio cuore…”, cioè: “io esercito una pressione per cambiare la posizione al mio cuore, in questo momento, perché possa mettere in pratica i Tuoi statuti…”. Questo tipo di cambiamento non è per un giorno, è un cambiamento duraturo!

Controlla in che posizione si trova il tuo cuore! Non basta “inclinarlo” una volta sola. Spesso, durante un culto o in occasione di un evento particolare come può essere un ritiro o una conferenza, cambiamo la posizione in cui si trovava il nostro cuore, ma quando l’evento finisce diamo per scontato che quella posizione rimanga stabile, non controlliamo più. Ecco che ci ritroviamo con un comportamento o un modo di pensare che non tiene conto della posizione in cui si trova il nostro cuore. Anche in Proverbi leggiamo una esortazione a “custodire” il nostro cuore perché da esso sgorgano “tutte le questioni della nostra vita”. La Scrittura parla di sorgenti, ma attenzione, perché detta così sembra che stiamo parlando solo di buone cose, l’immagine della sorgente ci riporta a cose buone certamente, ma si parla di ciò che sgorga da noi e questo ci fa capire che possono essere cose buone e meno buone. Tutte le questioni con cui, ogni giorno, impatti. Quello che tu vivi, ogni giorno, parte dal tuo cuore. Spesso poniamo attenzione solo su quello che accade esternamente, perché forse è più facile, ma se non stiamo attenti alla posizione che ha il nostro cuore, rischiamo grosso.

Facciamo un passo indietro, anzi, precisiamo un passaggio molto importante, perché se è vero che è importante badare alla posizione del nostro cuore, è anche vero che non si inizia dal cuore, ma dalle abitudini. Infatti, sono esse, è ciò che sei abituato a fare che condizionerà il tuo cuore. Cosa sei abituato a fare? Quali sono le tue abitudini? Non lascerai mai delle abitudini che nuociono al tuo cuore, se prima non le sostituisci con altre che gli fanno bene.

Vediamo ora tre abitudini con cui dovremmo confrontarci e che possono portare un momento di “sanatoria” al nostrp cuore e che possono tenerlo in un ottimo stato di salute.

Leggiamo il verso 113 del Salmo 119.

Io odio gli uomini falsi, ma amo la tua legge.

Io odio gli uomini con una mentalità doppia, ma amo la Tua legge. Che parole! “Odio”? Perché usa questa parola? Attenzione non dice che odia gli uomini falsi, ma la loro condizione di persone con la mente doppia. Non puoi comprendere quello che devi amare, finché non hai bene impostato ciò che devi odiare. Non inizi a dimagrire finché non cominci ad odiare ciò che ti sta producendo quello che mangi.

Meditiamo su questo concetto.

Pochi predicatori usano la parola “odio”, ma qui parliamo di un odio che ti porta a liberarti di qualcosa che non ti fa stare bene.

Facciamo un esempio.

Spesso siamo vittime dell’auto compiacimento (che è un po’ come quel barattolo di Nutella che ti è stato vicino nei momenti più bui della tua vita), ma nessuno riuscirà a farci capire che ci fa male se non ci induce a vedere ed odiare gli effetti che esso ha nella nostra vita. Spesso amiamo il piacere che certe cose ci danno e per questo restiamo attaccati ad esse. Puoi amare quello che la Nutella fa “per te”, ma puoi amare quello che fa “a te”? No davvero.

L’odio, spesso, è un’arma più convincente per cambiare le proprie abitudini.

Pensiamo a Davide, in II Samuele 19.

Leggiamo che Davide iniziò a piangere per la morte del figlio Absalom che voleva ucciderlo. Il suo cordoglio stupisce tutti e genera il rimprovero di Joab. 

Riferirono poi a Joab: «Ecco, il re piange e fa cordoglio per Absalom». 2 Così la vittoria in quel giorno si cambiò in lutto per tutto il popolo, perché il popolo sentì dire in quel giorno: «Il re è afflitto a causa di suo figlio». 3 Il popolo in quel giorno rientrò furtivamente in città, come si allontanano di nascosto e pieni di vergogna quelli che fuggono in battaglia. 4 Il re si era coperto la faccia e gridava ad alta voce: «O mio figlio Absalom, o Absalom figlio mio, figlio mio!». 5 Allora Joab entrò in casa del re e disse: «Tu oggi copri di vergogna il volto di tutta la gente che in questo giorno ha salvato la tua vita, quella dei tuoi figli e delle tue figlie, la vita delle tue mogli e quella delle tue concubine, 6 perché ami quelli che ti odiano e odi quelli che ti amano;

Spesso noi essere umani odiamo chi sta cercando di liberarci e amiamo chi sta cercando di distruggerci. Fa parte della nostra vecchia natura. Spesso odiamo ciò che non è una abitudine per noi. Se per te, ad esempio, pregare non è un’abitudine, ti verrà difficile farlo.

Tutto quello che non è una abitudine ti rimarrà difficile. Dobbiamo imparare a scegliere le abitudini e a sceglierle non in base a quanto ci soddisfano, ma in base a quello che provocano in noi.

Inclina il tuo cuore per adempire agli statuti di Dio. Alcune cose potranno venirti difficili, ma guarda a quello che le abitudini che hai stanno producendo nella tua vita!

Io, per esempio, odio la rabbia: odio quando mi arrabbio. Quando mi arrabbio, riesco a costringere tutti a fare quello che voglio io, soltanto che dopo rimango da solo. Siccome però odio rimanere da solo, preferisco rinunciare ad arrabbiarmi.

Prima di amare la parola devi scegliere cosa vuoi odiare della tua vita! Odia il peccato!

Come faccio ad odiare la mia rabbia? Devo comprendere cosa mi procura. Devo capire quali esiti essa ha in me.

Quanti di noi odiano lamentarsi? Diciamo la verità, non troppi. Perché quando ci lamentiamo è come gustare un cibo prelibato. Quando tiriamo fuori una bella frase di lamentela, la sensazione è proprio quella di gustare qualcosa di buono. Le conseguenze di quel piacere momentaneo, però, non sono altrettanto piacevoli. La persona con cui ti sei lamentato non ti verrà più incontro.            Quando cominci ad odiare la conseguenza, ecco che smetterai di cercarne la fonte. Questo vale per la lamentela, ma pensiamo al giudizio. Giudicare gli altri ci fa sentire bene, li guardiamo dall’alto in basso, giudichiamo il modo di vestire, di parlare, ma tutto questo ha una conseguenza: non giudicate, per non essere giudicati.

Odia le cose che possono portare conseguenze sbagliate. Quando la preghiera diventerà abitudine vedrai i frutti nella tua vita.

Facciamo un esempio piccolo: finché non odi arrivare in ritardo, non arriverai mai in anticipo. Perché Dio ci tiene in una situazione per tanto tempo?

Dio ti vuole portare ad odiare quella situazione. Dio ci tiene in un posto finché non lo odiamo a tal punto da non tornarci più. Perché Dio tenne il popolo tutto quel tempo schiavo in Egitto? Perché voleva essere sicuro che, una volta usciti, non avrebbero avuto il desiderio di tornare indietro.

Sappiamo cosa odiare ed il salmista, al verso 114 del Salmo 119, ci dice anche cosa amare.   

Tu sei il mio rifugio e il mio scudo; io spero nella tua parola.

Devi sapere dove rifugiarti. Leggiamo “rifugio”: il posto in cui devi nasconderti ed è un posto che devi preparare prima che la battaglia inizi. Quando arriva un attacco hai un nascondiglio dove proteggerti?

Quando siamo attaccati, spesso, se non abbiamo chiarezza del nostro rifugio, ci attacchiamo al problema.

Devi saper correre e andare verso il rifugio quando sei attaccato.

Dio deve essere il tuo “alto rifugio”: alto sta per “ultimo”, quello che mi ripara da tutte le cose.

Stai correndo, quindi, dalla parte opposta del problema o stai correndo incontro al problema?

Dio è il rifugio nel mezzo alla battaglia. Quando sei nascosto pienamente in Dio, puoi anche essere in un campo scoperto, ma rimani al sicuro. Il rifugio di cui parliamo non è un luogo fisico, ma di un posto spirituale.

Quale è il tuo rifugio che ha preso il posto di Dio? Tutti noi abbiamo un rifugio.

Elia, quando si sentì minacciato, si rifugiò in una caverna.

Qual è il tuo rifugio?

Un ragazzo, una volta, mi rispose che si rifugiava nella colpa: nel dare la colpa alle persone, alle cose. Questo teneva quel ragazzo lontano dalla necessità di guardare a se stesso e di cambiare se stesso. Moltissime persone passano l’intera vita a comprendere chi abbia la colpa delle cose che vivono.

Dio chiama Elia fuori dal suo luogo di rifugio.

Il tuo rifugio deve essere quello di Dio. Perché se non sei nell’alto rifugio di Dio ti trovi riparato in un territorio nemico. Ci sono persone che si rifugiano nella pornografia, nel cibo, nel bere, nella rabbia, ma sono tutte cose che si trovano nel bel mezzo del territorio nemico e il rifugiarsi in queste cose equivale a correre incontro al nemico che ti sta attaccando!

Dio chiama Elia che si era nascosto nella caverna. Dio cambia la sua prospettiva: lui si vedeva solo, ma Dio gli fa vedere che c’era un manipolo di uomini che adoravano ancora Dio. “Vieni fuori” gli dice Dio!

Il luogo del tuo rifugio è uno scudo che, prima o poi, verrà distrutto. Distruggi i falsi nascondigli in cui cerchi rifugio!

Concludiamo tornando al verso 114 del Salmo 119 che si chiude con la speranza che diventa azione. “Io spero nella Tua Parola”.

Spera nell’Eterno, perché quando inizi a sperare, inizi a muoverti. Tu speri e quindi agisci.

Se tu stai sperando in Dio, ma non preghi, tu hai una speranza ma non stai sperando. La tua vita deve essere sempre guidata da Dio. Non devi avere solo la speranza, devi sperare.

 

Redazione a cura di Fabio Pecoraro

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