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Segui le istruzioni di Dio – Pastore Giovanni Di Sano

Segui le istruzioni di Dio – Pastore Giovanni Di Sano

Oratore  Pastore Giovanni Di Sano

03 Maggio 2020

Il Salmo 46, questa mattina ci esorta a vedere Dio come rifugio e nel rifugio troviamo la forza per affrontare le situazioni. 

Quando il salmista parla di “aiuto” nelle avversità sta dicendo che Dio è il primo aiuto da cercare. Accordarsi con la Parola di Dio significa anche sapere che le avversità si affrontano con l’aiuto di Dio. Un aiuto “sempre pronto”: Dio sa sempre cosa Gli stai chiedendo, sa sempre come rispondere all’avversità che hai davanti. È per questo che possiamo affermare “non temerò”: il tuo non temere non si basa sul fatto che ti sei auto convinto che il male non ti toccherà, ma sulla certezza del fatto che Dio è il tuo aiuto. 

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Il primo versetto che ci introduce all’argomento è Isaia 1:19-20 che ci parla di ubbidire come condizione per mangiare le cose migliori del Regno. Se sei disposto ad ubbidire mangerai i frutti che riconoscerai come buoni, riconoscibili come tali. Il passo parla di promesse per te che entrano a far parte della tua vita. 

Ubbidire a cosa? 

Alla voce di Dio, alla Sua Parola. Disubbidire significa camminare in disaccordo alla Parola, e forse ti stai dicendo di non essere mai stato in disaccordo con la Parola, ma io ti dico che anche la mancanza di perdono è disubbidienza. 

Quando ubbidiamo a Dio, Lui ci conduce dal naturale al soprannaturale. Se vivi secondo la tua volontà, allora vivi nel naturale, se vivi secondo la Sua volontà vivi nel soprannaturale.

In Giovanni 9, Gesù si trova a Gerusalemme durante la festa dei Tabernacoli: una delle tre feste più importanti durante i quali si compivano due riti importanti. Il primo era quello dell’acqua, basato su Isaia 12:3 e quello della luce che veniva compiuto a sera. 

Proprio in questo tempo di celebrazione simbolica, Gesù si presenta come “acqua” e al verso 1 del capitolo 9 Gesù vede un uomo cieco fin dalla nascita. Quell’uomo era nato con la mancanza di ciò che per natura gli avrebbe permesso di vedere. Gesù aveva detto al popolo che, finché Lui era nel mondo, Lui stesso era la luce. Lo dimostra dando la vista al cieco. Il cieco è figura dell’uomo naturale, che non può vedere Dio. Adamo, nel giardino, vedeva Dio nello spirito: prima della caduta gli occhi spirituali dell’uomo erano aperti. Ecco che Gesù in questo passo si rivela come colui che avrebbe messo la Luce sulla Parola di Dio. 

Al verso 6, vediamo cosa fa Gesù materialmente per procurare al cieco il miracolo. Gesù sputa in terra, con la saliva impasta un po’ di fango e lo pone sugli occhi di quell’uomo che – facciamo attenzione – aveva visto il cieco e si era rivolto a lui. Non era il cieco ad aver cercato Gesù, ma Gesù ad aver visto lui. Non siamo tu ed io ad aver scelto Lui, ma Lui ad aver scelto noi. Spesso ci identifichiamo con ciò che abbiamo fatto o che facciamo, nel bene e nel male, ma non è per queste cose che Dio viene da noi. 

Ecco che Gesù, con quel gesto, dice “io sono il Creatore”: quello che prende la polvere e dà la vista. 

Il cieco viene mandato a lavarsi nella piscina di Siloe (“mandato”): fino a quel momento, fino a quando gli occhi del cieco erano impiastricciati di fango, nessun miracolo era ancora avvenuto. 

Esso avviene quando il cieco ubbidisce all’istruzione che Gesù gli dà. In quel momento, quell’uomo avrebbe potuto lavarsi con dell’acqua che aveva lì vicino, eppure ubbidisce e va a lavarsi proprio dove Gesù aveva detto. 

Quel cieco, dopo la guarigione, risponde alle domande, inquisitorie, della gente che non riusciva a credere che fosse proprio lui e parla di Gesù con parole che vogliamo sottolineare: parla del fango, parla dell’invito ad andare a lavarsi alla piscina di Siloe e parla del fatto di aver ubbidito a quell’invito. Il cieco – riacquistata la vista – testimonia del fatto di essere stato incontrato da Gesù, di aver ricevuto da Lui una parola e di averla ubbidita.

Alcune volte noi ci aspettiamo delle istruzioni di un certo tipo, aspettiamo che altri vivano delle esperienze e poi ce le raccontino di modo da poter rivivere le buone cose vissute da altri, ma ci sono cose che appartengono a noi e a noi soltanto! 

Ci sono esperienze buone per te soltanto! 

Il racconto che il cieco guarito fa della propria guarigione è il racconto di una perfetta ubbidienza alle istruzioni di Gesù è quello che accade a motivo di questa ubbidienza è che quell’uomo mangia il frutto migliore del regno!

In Marco 1:15 leggiamo che per essere salvati non occorre soltanto credere, ma occorre anche il ravvedimento: occorre un cambiamento nel nostro modo di agire orientato dalla Parola. Attenzione, non neghiamo la grazia, ma diciamo che applicare la grazia di Dio nella tua vita richiede un qualcosa che devi fare tu! La grazia di Dio è disponibile per tutti, ma la sua applicazione richiede ubbidienza nel credere, confessare e nel ravvedersi! 

La grazia di Dio porta i frutti migliori, ma io devo essere disposto ad ubbidire per mangiare quei frutti! 

Per camminare con Dio bisogna vivere da ubbidienti alla Sua Parola! 

Il discepolato non inizia con la nuova nascita, inizia quando chi ha creduto in Dio e si è ravveduto, inizia a dimorare nella Parola! È discepolo chi dimora nella Parola di Dio. Può dire di essere libero non solo chi conosce la Verità, ma chi la pratica perché dimora nella Verità che ha conosciuto!

Il dimorare nella Parola non ha a che fare con il tempo, con quanto è risalente la tua conversione, ma con il tuo dimorare nella Parola!

Matteo 7:21 riporta le parole di Gesù che su questo entra ancora più nello specifico: tutti i credenti dico no “Signore, Signore…”, ma Gesù specifica che tutti i credenti sono chiamati a scegliere tra il seguire la propria volontà o quella di Dio!

I discepoli sono sempre con Gesù. Molte folle Lo avevano abbandonato, perfino alcuni della Sua famiglia. I discepoli erano sempre con Lui. Davanti agli altri puoi essere un discepolo, ma anche Giuda Iscariota lo era. Quello che conta non è chi sei davanti agli altri, ma chi sei davanti a Dio: quando nessuno ti vede. Quando solo Dio ti è testimone. 

Segui sempre le istruzioni di Dio, perché esse è solo esse ti porteranno al miracolo. 

In II RE troviamo la vicenda di Naaman. Egli era un uomo valoroso, ma si vergognava della lebbra che lo affliggeva. La ragazza israelita che si trovava a servizio in casa sua, che si trovava lì perché era stata rapita, lo evangelizza e gli parla di chi aveva davvero il potere di guarirlo. Anche qui, abbiamo istruzioni molto precise: il profeta dà a Naaman indicazioni molto dettagliate su ciò che avrebbe dovuto fare, ma a differenza del cieco dell’episodio di prima (che aveva semplicemente ubbidito) non è disposto ad ubbidire. Naaman si era fatto una sua idea sul come sarebbe stato guarito e oppone al profeta i propri ragionamenti. Naaman si volta e se ne va “infuriato”: non crede la fatto che l’ubbidienza a quel comando apparentemente irrazionale era la strada che lo avrebbe condotto al miracolo. Discute, ma Dio non si discute, sì ubbidisce!

Disporsi ad ubbidire non è un processo naturale: nessuno di noi ubbidisce per natura. Di solito comprendiamo col tempo che l’ubbidienza a Dio è la strada per mangiare i frutti migliori del regno. I bambini, in questo, sono un esempio perfetto di quello che è il nostro punto di partenza sull’ubbidienza.

Cosa accade a Naaman? Accade che qualcuno lo induce all’ubbidienza che non era stata la sua prima reazione. Quanto è importante avere attorno a noi persone così… 

Avrebbe potuto il profeta dichiararlo guarito? Certamente, ma Naaman aveva bisogno di imparare l’ubbidienza e quando ubbidisce viene guarito. 

Secondo voi, per quale motivo tutti i lebbrosi, da quel momento, non andarono nel Giordano a lavarsi? Perché la guarigione non era nel fiume, ma era nell’ubbidienza a quella istruzione irrazionale!

Forse ti verrà difficile ubbidire, ma la strada è quella!

C’era una vedova, al tempo del profeta Eliseo, che a motivo dei debiti avrebbe perso tutto. Il profeta Eliseo va da lei – che si trovava nel più grande bisogno – e le chiede cosa avesse in casa. II RE 4 ci fa conoscere il modo in cui l’ubbidienza di quella donna la portò fuori dalla condizione di bisogno. Quella donna riceve una istruzione precisa dal profeta e la condivide con i figli e i parenti. Forse nessuno la prende sul serio, ma fa quel che può perché tutta la famiglia creda all’istruzione ricevuta da Dio. Quella donna era colei che, in casa, aveva consapevolezza della situazione che incombeva sulla propria casa, e sapendolo condivide le istruzioni con la casa. Quella donna ubbidisce ad una istruzione senza senso, ma il miracolo era dietro l’ubbidienza a quella istruzione!

Dietro le istruzioni che Dio ti dà c’è pronto un grande miracolo! La Bibbia è piena di miracoli preceduti dall’ubbidienza ad istruzioni date da Dio.

ISTRUZIONI > UBBIDIENZA > MIRACOLO

Diciamoci la verità, se analizziamo le nostre vite, non abbiamo sempre seguito le istruzioni ricevute. Spesso i ragionamenti ci hanno impedito di seguirle, ma è così: la verità che conosciamo ci porta le istruzioni, ma è l’ubbidienza ad esse che ci porta al miracolo.

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