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Ravviva il dono di Dio in te parte 2 #Apostolo Beniamino Cascio

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Ravviva il dono di Dio in te parte 2

 

Salmo 119, verso 88 esprime l’anelito del salmista che chiede di essere vivificato secondo la benignità di Dio.

Vivificami secondo la tua benignità, e io osserverò i precetti della tua bocca.

I precetti sono le parole rivelate quando cerchiamo Dio e stiamo faccia a faccia con Lui e la rivelazione viene quando siamo ravvivati. Come si esprime uno che è ravvivato? Con la lode, come dice il Salmo 100!

Mandate grida di gioia all’Eterno, o abitanti di tutta la terra!

Servite l’Eterno con letizia, venite davanti a lui con canti di gioia.

Riconoscete che l’Eterno è DIO; è lui che ci ha fatti e non noi da noi stessi;

noi siamo il suo popolo e il gregge del suo pascolo.

Entrate nelle sue porte con ringraziamento e nei suoi cortili con lode;

celebratelo, benedite il suo nome.

Poiché l’Eterno è buono; la sua benignità dura in eterno

e la sua fedeltà per ogni età.

Io amo Gesù, per la Sua perfetta ubbidienza, per tutto quello che ha fatto, per amore, per me. Amo lo Spirito santo che è venuto per portarmi la rivelazione delle parole dette dal Padre per me, il mio migliore amico, consolatore, il mio insegnante. Amo il Padre: come si può vivere senza il Padre, che mi cura amorevolmente ed è presente nella mia vita. Anche se è circondato da miriadi di santi e creature celesti, il Padre ha cura personalmente di me e te ed è Lui che ci cerca ogni mattina affinché ascoltiamo come un discepolo ascolta.

Ecco, vorrei che ogni giorno possiamo ricordarci che il Padre è con noi, dialogando con Lui cosi come Gesù ci ha insegnato a fare.

*

Ricordando l’anniversario di Daniele ed Emanuela, ci ricordiamo del Salmo che indica le benedizioni di Dio per la famiglia di colui che teme l’Eterno, il Salmo 128.

Beato chiunque teme l’Eterno e cammina nelle sue vie.

Allora mangerai della fatica delle tue mani,

sarai felice e godrai prosperità.

Tua moglie sarà come una vite fruttifera nell’intimità della tua casa,

i tuoi figli come piante d’olivo intorno alla tua mensa!

Ecco, così sarà benedetto l’uomo che teme l’Eterno.

L’Eterno ti benedica da Sion,

e possa tu vedere la prosperità di Gerusalemme tutti i giorni della tua vita.

Sì, possa tu vedere i figli dei tuoi figli.

Sia pace sopra Israele.

*

Domenica scorsa abbiamo ricordato che non dobbiamo fare spegnere il dono che Dio ha messo nella nostra vita. Abbiamo letto e rileggiamo II Timoteo 1, dal verso 6.

Per questa ragione ti ricordo di ravvivare il dono di Dio che è in te per l’imposizione delle mie mani.

Ravvivare, che in greco significa “accendersi di nuovo”, ci fa capire che i doni sono già in noi sin dalla nuova nascita, ma alcune volte rischiamo di soffocare o di rendere non utile quel dono. Per questo Paolo ricorda a Timoteo il dono che gli è stato confermato dalla parola profetica venuta dagli anziani, perché lui potesse crescere in quel dono. Si tratta, in questo caso, di un dono carismatico e non di un’abilità naturale che possiamo avere. Il passo parla espressamente di doni spirituali e li abbiamo tutti, ma spesso non andiamo oltre il frequentare la chiesa, il condividere qualcosa nelle riunioni in casa, ma dimentichiamo i doni quando si tratta di ministrare agli altri la guarigione, la liberazione dai demoni e così via. Doni attraverso i quali Dio vuole parlare al nostro prossimo. Cosa significa amare il prossimo? Significa fare in modo che il nostro prossimo riceva da Dio quello che noi stessi vorremmo ricevere trovandoci in determinate condizioni e quindi guarigione, liberazione e soprattutto salvezza. Ci sono molte persone perdute attorno a noi, persone che non conoscono ancora la salvezza per grazia attraverso Cristo Gesù: queste sono le persone che siamo chiamati ad amare come noi stessi. Amare il prossimo significa ubbidire al mandato divino, usando i doni carismatici attraverso i quali ministriamo sul prossimo la benedizione divina. Il prossimo potrebbe essere in casa tua: potrebbe essere tua moglie o tuo marito e stai pur certo che avendo ricevuto un dono spirituale, la prima persona che deve beneficiarne è proprio tua moglie o tuo marito. Il Passo parla di camminare nelle vie di Dio. Essa è chiaramente la Sua Parola, i Suoi insegnamenti, i comandamenti che Gesù ci ha dato. Quando parliamo di comandamenti ad alcuni si induriscono le orecchie, ma le parole di Gesù sono insegnamenti, parole di sapienza, che diventano comandamenti quando con fede le ricevi.

Abbiamo accennato al fatto che, quando ravviviamo il dono, la conseguenza del fatto che usiamo il dono, è la manifestazione dello Spirito Santo. Del resto, questo non può stupire, perché si parla di doni carismatici (tre di ispirazione, tre di potenza, tre di

Questa mattina voglio parlarvi dell’unzione sopra e dell’unzione dentro.

I Giovanni 2:20 ci parla di unzione dal santo: manifestazione della potenza dello Spirito Santo attraverso di noi.

Ma voi avete l’unzione dal Santo e conoscete ogni cosa.

Spesso, ci fermiamo davanti alla difficoltà cercando la nostra soluzione, dimenticandoci del santo che dimora in noi e ci dà l’unzione! Ma noi, io e te, abbiamo l’unzione dal santo e conosciamo ogni cosa: si parla di conoscenza per rivelazione.

Il verso 27 aggiunge:

Ma quanto a voi, l’unzione che avete ricevuto da lui dimora in voi e non avete bisogno che alcuno v’insegni; ma, come la sua unzione v’insegna ogni cosa ed è verace e non è menzogna, dimorate in lui come essa vi ha insegnato.

Il contesto parla di false dottrine ed inganni. Ce ne sono ancora oggi di portatori di inganni che vogliono allontanare le persone dalla fede, ma dentro di noi c’è un sigillo che ci permette di capire se una certa cosa è verità o bugia! Lo Spirito Santo ci insegna e quando ci troviamo davanti a dicerie e false dottrine, dobbiamo chiedere allo Spirito Santo discernimento per comprendere. Ecco in che modo l’unzione del Santo ci fa camminare nella verità. Questa unzione è l’unzione che abbiamo dentro di noi ed ha a che fare con il nostro carattere e ci trasforma.

Che differenza c’è tra unzione sopra e unzione dentro?

In Luca 4:1 leggiamo che Gesù era ripieno di Spirito Santo. Poco prima, era stato battezzato da Giovanni battista e subito dopo viene condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato. È strano: sappiamo che la tentazione viene dal diavolo, ma lo Spirito santo vuole che ottieni vittoria in certe aree della tua vita. Gesù si trova nel deserto e qui fa quaranta giorni e notti di digiuno, ma era ripiena dello Spirito santo ed è questa pienezza che ci fa vincere nelle tentazioni. Quando sei tentato, non dire “è più forte di me!”. Il diavolo si accosta a Gesù nel momento della debolezza estrema, avrebbe dovuto mangiare per non morire, eppure risponde di no a satana che Gli suggeriva di mutare le pietre in pane. Gesù aveva consapevolezza del fatto che il cibo era quello che veniva dal Padre.

Nella tentazione, Gesù attinge all’unzione che era dentro di Lui rispondendo con la sapienza di Dio.

Tornando in Galilea, come leggiamo in Matteo 4, dal verso 23, Gesù andava insegnando e guarendo ogni malattia ed infermità e la Sua fama si sparse.

Lo stesso Dio, lo stesso Spirito Santo desidera operare ancora oggi e dobbiamo prepararci a curare, ammaestrare diverse persone e ci sono tra voi quelli che cureranno decine di persone, altri ne cureranno cinquantine, altri ancora cureranno chiede ed altri parleranno alle folle. Le folle giacciono nelle tenebre e cercano chi può aprire occhi ed orecchie e desiderano la Luce e per questo Gesù ha detto ai discepoli “voi siete la Luce”.

 

Redazione a cura di Fabio Pecoraro

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