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La preghiera, la porta d’accesso al cuore di Dio #Anz. Riccardo Garofalo

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LA PREGHIERA, LA PORTA D’ACCESSO AL CUORE DI DIO

 

AVVISO IMPORTANTE:

PER I MESI DI LUGLIO, AGOSTO E SETTEMBRE 2018 NON CI SARANNO CULTI POMERIDIANI E LE CELEBRAZIONI SARANNO SEMPRE ALLE ORE 10.30.

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Questa mattina mi sono proposto di collaborare con lo Spirito Santo affinché la nostra vita di preghiera sia risollevata e incoraggiata. Prima, però, vi apro il cuore per farvi sapere da dove viene la Parola che predicherò tra poco. Si tratta, infatti, di qualcosa che ho sperimentato in prima persona. Sapete, quando, circa un anno fa, mi è stata affidata la responsabilità della riunione settimanale di preghiera, ho notato una particolare impartizione, una rinnovata e crescente attrazione per la preghiera. Mi sono esaminato davanti a Dio e anche se mi è sempre piaciuto pregare, mi sono chiesto se questa attrazione particolare verso la preghiera mi stesse facendo, in qualche modo, trascurare le altre cose a cui dovevo attendere. Ho scoperto, però, che era proprio Dio ad attrarmi verso le varie forme di preghiera. Ecco che oggi condividerò qualcosa che il Signore stesso mi ha mostrato: qualcosa che il Signore mi ha dato come mandato (lo dico, ovviamente, dopo averlo condiviso con l’Apostolo e la squadra ministeriale), perché il Signore mi ha mostrato quello che è IMPORTANTE e quello che è DETERMINANTE. Perché tutto è importante, ma solo la preghiera è determinante, in tute le sue forme.

Cosa è IMPORTANTE? Da vocabolario, è ciò che – per sé stesso o in relazione ad altro – deve essere tenuto in seria considerazione.

DETERMINANTE, invece, è ciò che è risolutivo, decisivo nel provocare direttamente l’avverarsi di un fatto.

Ecco perché posso dire, con grande franchezza, che la preghiera è DETERMINANTE: perché, senza essa, niente di ciò che facciamo, pur importante, può condurre all’avverarsi di ciò per cui preghiamo.

Questa mattina faremo una cosa ubbidendo a quello che lo Spirito Santo mi ha mostrato: leggeremo alcune testimonianze e le correleremo alla Parola di Dio. Porremo in correlazione la testimonianza alla Parola.

Sappiamo che Gesù è stato mandato a predicare, ma anche a testimoniare. Pensiamo al Gadareno, all’indemoniato che, dopo essere stato liberato, non fu chiamato a seguire Gesù, ma a tornare dalla sua famiglia a testimoniare. Così anche i dieci lebbrosi, che una volta guariti furono rimandati dal Sacerdote perché venisse attestato, testimoniato, ciò che era avvenuto. Potrei continuare, ma dico questo solo per dimostrare che la testimonianza fa parte dell’intenzione di Dio.

Cominciamo da Richard Halverson il quale afferma che non ci sono alternative alla preghiera: puoi fare quello che vuoi, ma se non preghi stai disubbidendo a Dio e non lo vedrai all’opera.

Leggiamo in Esodo 17:8-14 l’episodio in cui le mani di Mosè venivano sostenute da Aaronne ed Ur, in modo che Giosuè potesse sconfiggere gli amalekiti. Giosuè e la sua squadra erano stati mandati da Mosè: avevano, quindi, il mandato e l’unzione, ma quello che aveva fatto la differenza era stata l’intercessione. L’alzare il bastone ha a che fare con la preghiera che andava contro il nemico: non nella battaglia, fisicamente, ma sul monte (che simboleggia l’isolarsi con Dio). In questo episodio, è evidente che era l’intercessione a determinare le sorti della battaglia: battaglia che aveva sempre gli stessi personaggi, con le medesime forze e con il medesimo mandato. Eppure, senza l’intercessione, i grandi uomini di Dio avrebbero perso.

Nella chiesa di Larry a Lea (autore di “Non siete stati capaci di vegliare neanche un’ora”), la crescita della chiesa partita da tredici persone nel 1980 arrivò ad undicimila membri dopo otto anni. Quando gli chiesero quali fossero le ragioni di quella crescita, il pastore Lea rispose che non aveva fondato una chiesa, ma stabilito un incontro di preghiera. In quella chiesa, il programma evangelistico “coincideva” con la riunione di preghiera.

Atti 1:14 ci riporta un momento precedente alla istituzione dei diaconi e alla discesa dello Spirito Santo. Tuttavia, la chiesa modello, già in quel momento in cui non c’era ancora una grande organizzazione, pregava. Pregavano e attraverso la preghiera Dio ha ispirato e costruito. La parola “perseveravano” rende il significato di “essere dedicati”, “persistere”, “partecipare intensamente” ed è posto al participio presente, tempo che descrive una attività incessante. La stesa espressione viene usata altrove in Atti 2:42 ed in Colossesi 4:2.

Un’altra testimonianza ci porta nel diciottesimo secolo, un tempo in cui, in Inghilterra, predicatori e fedeli venivano lapidati se osavano testimoniare Gesù Cristo. Un tempo in cui la sapienza del mondo si era scagliata contro la conoscenza di Cristo. Eppure, in quegli stessi anni, il Signore aveva preparato la propria risposta (non una semplice difesa, ma un vero e proprio attacco) attraverso uomini e donne che, pregando, fecero cominciare un grande risveglio. Chi si convertiva, non veniva toccato dalla predicazione nelle chiese, ma dalla preghiera in queste riunioni. Perfino chi vi si accostava per sbeffeggiare, veniva speso travolto dal fuoco di risveglio che stava spargendosi.

Leggiamo II Cronache 7:14. Questo passo contiene diverse promesse ed una sola condizione. Dio dice “lo farò” non “voglio farlo”: è una promessa, ma Dio sta aspettando noi, sta aspettando che il popolo si umili ed invochi il Suo nome. La conseguenza? Non la guarigione e la liberazione di questo o quello, ma di un paese intero!

La quarta testimonianza che voglio leggervi riguarda John G. Lake che fondò istituti di guarigione divina: veri e propri “ospedali di Dio”.

Mentre si trovava a Portland, J.G. Lake fu visitato da un angelo che prese la Bibbia ed in particolare il libro degli Atti, facendogli notare le rivelazioni che in esso erano contenute. In modo particolare, l’angelo esortò a pregare, ad insegnare alle persone a pregare, perché la preghiera, essa e soltanto essa è la porta d’ingresso al cuore di Dio. Il Signore, attraverso questa visione, stava parlando.

Atti 16:24-30, ci porta un passo che tutti conosciamo, quello in cui Paolo e Sila che erano stati gettati in prigione. Verso la mezzanotte, Paolo e Sila pregavano e lodavano e questo, come sappiamo, determina la loro liberazione. Il carceriere, svegliatosi, ha paura e pensa ad uccidersi, perché pensava che tutti fossero scappati, ma quando viene fermato da Paolo, riconosce che Dio era intervenuto. Le prigioni di quel tempo erano dei luoghi durissimi e spesso il carceriere viveva, come un custode, in un’abitazione posta sopra la prigione. I carcerieri, di solito, non sentivano certo preghiere e lode ed essendo abituati a questo, capiamo lo stupore del carceriere che ascolta Paolo e Sila pregare e lodare. Quando Dio interviene, le porte si aprono e tutti sono liberi: che manifestazione potente! Ma se ci facciamo caso, quando scende la presenza di Dio, non accade solo la liberazione dei prigionieri, ma qualcosa tocca anche il cuore del carceriere che viene convinto di peccato. Nessuno aveva predicato la salvezza a quell’uomo, eppure…

Una testimonianza ancora, viene dalla fine degli anni ’80 del ventesimo secolo. Prima della caduta del Muro di Berlino, c’era stato un Pastore che aveva cominciato a pregare perché quel muro di separazione tra l’est e l’ovest della Germania fosse abbattuto. Lo aveva fatto, dapprima, da solo (perché gli era sembrata un’intenzione troppo forte per condividerla con altri), ma poi alcuni giovani della sua chiesa avendo ricevuto la stessa direzione di preghiera, si avevano creato con quel pastore un gruppo di persone che pregavano proprio per la caduta del muro. Quindici giorni prima dell’abbattimento del muro, quelle persone si erano recate sul posto per pregare ed erano nello stesso punto in cui, quindici giorni dopo, sarebbe caduta la prima pietra del muro che, per anni, aveva diviso con la Germania, l’Europa dell’Est da quella occidentale.

Questo è un episodio che ci riporta, ovviamente, alla caduta delle mura di Gerico, mura ben più spesse che erano crollate al suono di un grido che era stato preceduto da sette giorni di preghiera.

Le ultime due testimonianze di cui voglio parlare sono particolarmente toccanti, perché riguardano pastori di chiese che nascono nelle difficoltà, difficoltà che spesso abbattono gli animi e tolgono motivazione, ma che vengono risolte in preghiera con esiti straordinari.

Il Past. Jim Cymbala pasturava in una delle zone più malfamate di New York una piccolissima chiesa che suo suocero gli aveva in qualche modo affidato. Jim, nel descrivere la situazione, racconta che in quel momento avevano solo il minimo indispensabile per mangiare e comprare la benzina per l’auto. Non sapeva neppure, il Past. Jim, se quello stato di cose fosse normale o no. Nessuno dava loro particolari direttive in quella situazione deprimente. Una volta, era così depresso che non era riuscito a proseguire a predicare: quello che fece fu fermarsi e invitare la chiesa ad invocare la presenza di Dio. In quel modo, quella domenica, si alzò un’ondata di intercessione ed in quella stessa sera l’usciere (che fino a quel giorno aveva sottratto le offerte dalla chiesa) confessò il proprio peccato. In quel momento, uno dei problemi della chiesa era stato risolto da Dio stesso. Scesa la presenza di Dio, uno dei problemi era stato risolto ed una persona era stata liberata dal peccato.

In quel tempo, per essere pastori di successo, ci volevano soldi per riempire le chiese con il predicatore o il cantante del momento ed il Past. Jim e sua moglie non avevano risorse. Appartatosi con Dio per chiedere la Sua guida, i due ricevettero un’indicazione precisa: esortate a pregare ed Io non vi farò mancare mai nulla di nuovo da predicare (Parola fresca), né un edificio grande abbasta da contenere le folle che accorreranno.

Prendiamo Atti 2:42-47 e scopriamo che quello che si faceva nella prima chiesa era riunirsi e pregare: avevano una costante vita di preghiera ed il Signore come rispondeva? Aggiungeva ed aggiungeva.

La preghiera apre i cieli e nelle chiese in cui c’è questo tipo di preghiera, il diavolo non può opporsi alla potenza di Dio. Certamente, proverà a ledere l’immagine di qualcuno, ma di certo non avrà nulla da opporre per contrastare la potenza del Signore che si manifesta.

L’ultima testimonianza viene dal Kenia. Wilfred Lai ricorda di aver avuto, fin dall’inizio del proprio ministero, un grande desiderio di vedere la salvezza delle persone. Andava ad evangelizzare, ma nulla di particolare accadeva e questo aveva cominciato a togliergli motivazione. Anche qui, abbiamo un episodio di scoraggiamento, ma il Signore risponde facendo vedere a quest’uomo una moltitudine di persone di diverse nazionalità: persone che pregavano. Dio gli aveva voluto dire che tutto sarebbe partito dalla preghiera. Per tre anni, quell’uomo ha portato avanti quella visione e per tre anni non ha visto nulla di che: ma nello spirito, Dio stava muovendo le cose. Questo ci parla di fede, quella fede che ci serve per vedere le cose che Dio sta facendo in risposta alla preghiera e per pregare supportati dalla promessa della Scrittura, sapendo che Dio agirà con i Suoi tempi e con i Suoi modi. Questo è il pregare con perseveranza. In quella chiesa, per tre anni, si era pregato intercedendo per la città: quella preghiera che, come dice Isaia 66, non dà riposo al Signore. IL risultato è stata una crescita tremenda di quella comunità.

Se non fermiamo il nemico mediante la preghiera, sarà lui a fermarci con le sue bugie. Dobbiamo perseverare nella preghiera, senza perderci d’animo. Gesù stesso lo spiega mediante la parabola del giudice iniquo: la perseveranza presso Dio che è giusto, ci farà ottenere ogni cosa, ogni risposta alla nostra preghiera. Il modo in cui ci rapportiamo a Dio determina la nostra vittoria: non andare da Dio per provare se funziona, ma vacci sicuro che Egli si cura di noi!

I Timoteo 2:2-4 ci riporta le parole di Paolo che spiega a Timoteo come deve funzionare la chiesa. Cosa dice Paolo? Lo esorta “prima di ogni cosa” a pregare, intercedere, supplicare e ringraziare. Cose fondamentali, cose che vengono prima di ogni cosa. Queste cose sono messe in correlazione con la salvezza delle persone che è il frutto che Dio vuole. Le cose fondamentali determinano il successo: quel frutto che si vedrà nella predicazione, nell’evangelizzazione, nella lode ed in tutto quello che facciamo.

Voglio concludere non invitandovi ad alzarci in piedi, ma ad inginocchiarci per pregare, intercedere, per gridare a Dio in base ai vari bisogni che ci sono nel nostro mezzo. Invocheremo il Signore e dopo ministreremo.

 

Redazione a cura di Fabio Pecoraro

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