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La fede che fa venire la pioggia #Pastore Giovanni Di Sano

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La fede che fa venire la pioggia

 

AVVISO IMPORTANTE:

PER I MESI DI LUGLIO, AGOSTO E SETTEMBRE 2018 NON CI SARANNO CULTI POMERIDIANI E LE CELEBRAZIONI SARANNO SEMPRE ALLE ORE 10.30.

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Iniziamo con la lettura del Salmo 50 che ci parla dei sacrifici che Dio gradisce, sacrifici di ringraziamento che Lo glorificano e continuiamo leggendo leggiamo il Salmo 68 che dal verso 25 descrive il “corteo” di Dio con i cantori in testa, i suonatori e le fanciulle … e questa mattina vogliamo dare luogo a questa scena biblica con i nostri cantori, i nostri suonatori e le nostre fanciulle che, in corteo, cantano

mentre io lodo, combatti per me,

mi hai dato la vittoria

e dopo questo, lasciamo che la lode dia inizio alla nostra celebrazione, ricordando che, con la lode a Dio, e non con un assedio militare il popolo di Israele conquistò Gerico le cui mura sprofondarono.

(Ap. Beniamino Cascio)

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Questa mattina voglio esprimere quello che Dio ha messo nel mio cuore e l’assegnazione forte che ho ricevuto è che questa parola possa produrre un cambiamento. I messaggi che Dio ha ispirato in queste settimane sono stati di grande ispirazione e sapete, noi siamo in un processo e spesso lo percepiamo come qualcosa di unitario, ma in realtà si tratta di tanti piccoli cicli, tante piccole mete. Dio ci dà le cose nel tempo necessario a noi per formare e trasformare noi stessi. Alcune volte Dio ci porta al punto di partenza, perché abbiamo fallito una prova. Ci vuole fede per passare ogni ciclo con Dio: ci vuole la Parola e ci vuole fede e se ci pensate è questo il motivo per cui siamo qui. La fede ti fa ricevere la Parola come qualcosa che viene da Dio: la Parola ricevuta attraverso la fede porta vero cambiamento, altrimenti no. Se vuoi vedere il cambiamento, devi immagazzinare la Parola attraverso la fede. Ecco, ma cos’è la fede? Non è un oggetto, ma è legata ad un momento: quello in cui il tempo di Dio si incontra con il tempo umano e l’eternità di Dio viene nella tua vita. Dobbiamo cercare questo momento, non cercare un oggetto, cerca l’istante in cui qualcosa che stai aspettando… avviene.

Aspettare: il salmista dice “una cosa ho chiesto all’Eterno e quella cerco…”. Perché, alcune volte chiediamo a Dio come se Lui fosse una specie di genio che viene fuori dalla lampada, senza metterci alcuna “ricerca”. Ricerca del momento della fede.

Prendiamo I Re 18, dal verso 41 per entrare dentro una storia.

Poi Elia disse ad Achab: «Risali, mangia e bevi, perché si ode già il rumore di grande pioggia». 42 Così Achab risalì per mangiare e bere; ma Elia salì in vetta al Karmel, si piegò fino a terra e si mise la faccia tra le ginocchia,

Elia proveniva da un periodo di tre anni di carestia e ad un certo punto rivolge al Re queste parole. Circa trenta chilometri lo separavano dal carro del re ed il Profeta corre, perché era pronto a vedere la pioggia.

e disse al suo servo: «Ora sali e guarda dalla parte del mare!». Egli salì, guardò e disse: «Non c’èniente». Elia gli disse: «Ritorna a vedere, per sette volte». 44 La settima volta, il servo disse: «C’è una nuvoletta grossa come la palma di una mano, che sale dal mare». Allora Elia disse: «Sali e di’ ad Achab: “Attacca i cavalli al carro e scendi prima che la pioggia ti sorprenda”». 45 In breve tempo il cielo si oscurò a motivo delle nuvole e del vento e cadde una grande pioggia. Così Achab salì sul carro e andò a Jezreel. 46 La mano dell’Eterno fu sopra Elia, che si cinse i lombi e corse davanti ad Achab fino all’ingresso di Jezreel.

Quando Dio inizia le cose c’è sempre qualcosa di “assurdo”. Quando inizi le cose, alcune volte quello che hai in mano non ha forma, non ti piace, ma la fede è così e Dio da qualcosa deve pur iniziare e quello che fa è prendere qualcosa di informe e trasformarlo secondo la Sua volontà.

Elia veniva da un periodo di siccità e sapete, spesso l’aridità non è poi così visibile all’esterno. La siccità, a volte, non è neppure fuori da noi, ma dentro. Quando la mia anima è in un periodo d’aridità, tutto quello che ho attorno, pur buono, perde significato. Ecco che Elia e tutta la nazione venivano da un periodo di tre anni e mezzo di siccità. Cosa ha fatto questo, che è uno dei più pazzi profeti di tutto l’Antico Testamento? Lo vedremo.

Vi faccio una domanda: quanti di voi se venisse oggi Gesù avrebbero la certezza di essere rapiti con la sposa di Cristo? Molti, diciamo tutti, ma in che fede crediamo? In quella che salva e basta o nella fede che compie miracoli? Dobbiamo lasciare che Dio possa spingerci attraverso tutte le fasi affinché la fede ci produca nel visibile quello che non vediamo: perché la fede questo è!

Quando vedremo Gesù, non avremo più bisogno della nostra fede, ne abbiamo bisogno ORA. Abbiamo bisogno di comprendere come funziona la fede e ne abbiamo bisogno ora! Come arriviamo alla “dimostrazione di realtà che non si vedono” e quali sono i nemici della fede?

Pietro chiese che la fede fosse accresciuta e questo ci fa capire che essa può e deve essere esercitata.

La prima fase che dobbiamo attraversare è quella della invisibilità:la prima prova che la nostra fede affronta. Percepiamo che Dio sta per fare qualcosa, ma il fatto di non “vedere” nulla ci blocca. Elia disse che sentiva il “rumore di pioggia”: non aveva chiarezza, eppure parlò in coerenza con ciò che aveva percepito, non con quello che vedeva. La parola che stai ricevendo, in base alla tue aspettative, cambia la tua reazione. Se non ti aspetti di ricevere nulla, ascolti e basta. Torniamo al verso 41: il re di una nazione che versava da più di tre anni nella siccità aveva altissime aspettative!

Elia sapeva che la parola ricevuta, da sola, non bastava.

ma Elia salì in vetta al Karmel, si piegò fino a terra e si mise la faccia tra le ginocchia,

Secondo voi, è questa una posizione comoda per pregare?

Perché Elia aveva detto che non sarebbe piovuto per tre anni e mezzo? Perché la sorgente di quella pioggia non era Dio e se la fonte non è Dio essa non è in grado di sostenerti e per questo Dio, che ci ama, la taglia. Visto che aveva detto che non sarebbe piovuto, Elia – che qualche nemico se lo era fatto – viveva da rifugiato, non da profeta. Dio provvedeva a lui durante questo periodo: cibo ed acqua (i corvi ed il ruscello). Quando perfino il ruscello si prosciuga, Dio conduce Elia da una vedova che aveva più bisogno di lui stesso…

I danzatori della pioggia invocavano Baal affinché piovesse e cosa fa Elia davanti a tutto questo? Li prende in giro, invitandoli a gridare ancora più forte. Dopo di che entra nel pieno terreno della fede: in un periodo in cui c’era pochissima acqua, bagna tutta la legna e chiede a Dio di mostrarsi con il fuoco. Il fuoco arriva, brucia tutto e non lascia niente. Poi va da Achab e gli rivolge le parole che abbiamo letto e dopo di che va a pregare, affinché la parola che aveva ricevuto si manifestasse.

Il servo va e riporta ad Elia che non si vedeva nulla: nella realtà, in effetti, non c’era niente da vedere. Ogni volta che inizi con la fede non vedi niente. Questa chiesa è iniziata con niente: non si vedeva niente. La tua famiglia è iniziata con niente. Noi, spesso, diciamo quando vedrò crederò, ma in realtà è al contrario: quando crederai, allora vedrai! Quando i discepoli con Gesù poterono sfamare le migliaia di persone, cosa avevano in mano? Niente.

Cosa accade quando non vedi nulla?

Elia, al servo che era tornato e aveva riportato un resoconto negativo, risponde mandandolo di nuovo e ancora questi va e riporta un altro resoconto negativo, ma questa volta Elia si era alzato.

Il servo va per la terza volta e per la terza volta ancora niente. Primo giro attorno a Gerico, niente, secondo giro, niente. Primo bagno nel Giordano, niente, secondo bagno, niente… La Bibbia è piena di riferimenti di questo tipo, ma torniamo al servo di Elia che alla fine riporta di aver visto, finalmente, qualcosa… Qualcosa che non era ancora sufficiente.

Questo ci porta al secondo stadio che la nostra fede deve superare: non è più invisibile, ma quello che vediamo è insignificante. La Bibbia ci esorta a non disprezzare i piccoli inizi. Cominciamo a dichiarare che anche le piccole cose che facciamo sono significative: perché il modo che il nemico ha per toglierti dalla tua assegnazione è farti credere che quello che stai facendo non ha importanza! Dio userà anche le piccole cose: perché Dio prende una nuvoletta insignificante e fa piovere, prende cinque pani e due pesci e sfama una folla…

La nuvoletta è il segnale: prima di divenire visibile, la nuvoletta si è formata sollevandosi dal mare. Tu forse non lo vedevi, ma Dio era all’opera già da prima che tu entrassi nella fase dell’insignificante.

Quello è il momento in cui Elia si cinge e comincia a correre e raggiunge e supera il carro del Re.

In I Re 19 leggiamo che Achab riferisce a Jezebel tutto quello che Elia aveva fatto e le parole che leggiamo dal verso 2 ci portano nella terza fase: quella della intimidazione.

 Allora Jezebel inviò un messaggero a Elia per dirgli: «Gli dèi mi facciano così e anche peggio, se domani a quest’ora non avrò fatto di te come uno di loro».

La tua fede può essere intimidita. Elia aveva visto cose straordinarie, aveva visto scendere il fuoco, aveva sterminato i profeti di Baal, era in piena “corsa”, eppure quando sente le parole intimidatrici di Jezebel cosa fa?

Quando sentì questo, Elia si levò e se ne andò per mettersi in salvo. Giunse a Beer-Sceba, che appartiene a Giuda, e vi lasciò il suo servo.

Per tre anni e mezzo era stato uno che scappava e proprio in questo momento in cui era in piena “ascesa” si lascia intimidire dalle parole di una che non aveva più nulla da perdere e che non potendolo fermare cerca di contenerlo con l’intimidazione. Intimidazione che fa effetto su Elia che comincia a correre lontano dalla pioggia per cui aveva pregato: correva lontano dalla benedizione che aveva ricevuto. Può succedere anche a noi, può succedere che quando siamo troppo abituati ad una condizione, tendiamo a rimanere lì dove siamo, mentre Dio vuole sempre portarci ad un livello nuovo. Tornato sul monte, per nascondersi in una caverna, Elia riceve il dolce sussurro di Dio che lo esorta ad uscire fuori da quella caverna, da quella condizione. Questa mattina, io credo che qualcuno stia sentendo forte questa esortazione ad uscire fuori dalla grotta in cui ci siamo rifugiati. Forse stiamo scappando perché il nemico ci ha intimiditi e non vediamo quello che Dio ha già fatto per noi. Ma quello che Dio ha benedetto, il nemico non può maledirlo! Chiama ad esistenza quello che non vedi, nella sicurezza che Dio sta già operando mentre tu dichiari il tuo miracolo!

Non fermiamoci alla fede che vive di sostentamenti, perché Dio ci sta chiamando, individualmente e come chiesa ad un livello nuovo: quello della fede che provoca la pioggia che sostiene.

Redazione a cura di Fabio Pecoraro

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