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Gesù ha portato le nostre malattie parte 2 #Apostolo Beniamino Cascio

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Gesù ha portato le nostre malattie parte 2

 

Quando sto lodando il mio Dio, devo metterci tutta me stessa, per essere credibile. Sapete per chi devo essere credibile? Per quello che sta là sotto: perché si veda che faccio sul serio, che non canto tanto per cantare, ma perché credo a quello che dico! Ecco, vi lancio una sfida e vi esorto a non cantare, non dichiarare con l’atteggiamento di chi è stanco, stufo, non lodare Dio con le mani in tasca, perché non ti crederà nessuno! Io voglio che ciascuno di noi canti come un cristiano credibile: come quelli che mettono il terrore in quello che sta la sotto! (Past. Marta).Presentandosi a Mosè, Dio si presenta come l’autosufficiente, Colui che esiste senza bisogno di altro: l’Io sono che, stasera, è qui per me e te ed ha il potere di diventare, per te, tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Se fosse guarigione ciò di cui hai bisogno, il Grande Io sono sarebbe, per te, guarigione. Per questo, la cosa più importante, mentre lo adoriamo, è tenere lo sguardo non su ciò di cui abbiamo bisogno, ma su chi Lui è: perché Lui è comunque la risposta. Io sono è Colui che viene all’esistenza in modo autonomo e con una sola parola Dio può risolvere i problemi con cui stai combattendo da anni, di cambiare situazioni ferme da anni, ma quella parola ha bisogno di essere catturata da qualcuno che, nel momento in cui essa esce dalla bocca di Dio, la afferra e la fa propria. Afferra la parola per te questa sera, mentre ascolti le parole di Dio, afferrale. Non ascoltare le persone, resta connesso con il Padre, perché ogni parola che procede dalla Sua bocca è per te. (Past. Giovanni)
Mentre adoravamo, riflettevo sugli ambienti che frequentiamo e mi domandavo la chiesa cosa sia. Molti vanno in chiesa pensando ad essa come ad una sorta di parcheggio, in cui si trova un posto per la macchina e lasciarla ferma, con il freno a mano ben saldo. Riflettevo come, tante volte, la chiesa viene vista così, anche se così non è nei piani di Dio. Il modello della chiesa viene da Atti. Prima di allora la chiesa non c’era: non era ancora iniziato il tempo della grazia che cammina insieme a quello della chiesa. La chiesa ha il compito di annunciare il Vangelo e abbiamo visto cosa Dio fa quando il vangelo viene annunciato. In Atti, la chiesa era tutto fuorché un “parcheggio”: vi era una ministrazione continua e continui segni, prodigi e miracoli. Perché? Perché chi andava in chiesa cercava la gloria di Dio, desiderava entrare nella nuvola della presenza di Dio. Quella nuvola che è, tutt’oggi, nella chiesa, ma di cui troppo spesso non abbiamo consapevolezza. La gente, al tempo degli Atti, ne aveva piena consapevolezza e spesso accorreva da lontano. Una chiesa, quella di quel tempo, in cui vi era una continua lode ed adorazione: una chiesa in cui nessuno restava parcheggiato. Oggi, una situazione simile la troviamo allo stadio, dove le persone tolgono il freno per poter esultare per la propria squadra. Nessuno pensa che siano pazzi, eppure se in chiesa oggi si lascia il freno e si canta e si balla, ci sono sempre quelli pronti a urlare allo scandalo. Ecco, noi non siamo chiamati a fare le statue, siamo chiamati a vedere la gloria di Dio in azione ed in movimento che diventa speranza dell’umanità in questa generazione. Chi vive in questo movimento è chiamato a fare la differenza e a portare fuori quel movimento: portarlo agli altri in una sorta di esplosione spirituale che distrugge le opere del maligno e non lascia le cose come erano prima! Noi siamo la risposta di Dio all’umanità!
La settimana scorsa, abbiamo visto, parlando di guarigione da infermità (ne parliamo perché vogliamo sperimentarla come segno del soprannaturale in azione), come essa, insieme a tutte le nostre trasgressioni, sono state portate da Gesù su proprio corpo, sulla croce.
Attraverso Isaia 53, abbiamo notato una cosa fondamentale: che il Padre non ha alzato un dito quando ha visto il vituperio a cui veniva sottoposto Gesù. Perché? Ogni cosa che Dio fa ha sempre uno scopo. Da padre, se dovessi vedere uno dei miei figli maltrattati, accorrerei immediatamente. Una volta, mi trovavo con mio fratello Samuele e abitavamo a Palermo. Samuele stava giocando a fare il posteggiatore e si presentò ad un signore che aveva parcheggiato la macchina. Questo prese una moneta e gliela diede. Arrivò un altro ragazzo della zona che gli chiese quella moneta e per averla non esitò ad usargli violenza. Io, all’epoca, ero magrolino, ma quando vidi mio fratello maltrattato, non ci ho visto più e ci vole un adulto per togliermeli dalle mani. Cosa mi ha dato quella forza? Il fatto che stavano facendo del male a mio fratello più piccolo. Quando leggo Isaia 53, immagino cosa avrebbe fatto io Padre vedendo maltrattare il Figlio in quel modo, senza alcuna colpa. Gesù stesso, che aveva camminato sull’acqua e che aveva fatto opere straordinarie avrebbe potuto liberarsi, ma non lo fece. Perché? Perché il Padre aveva voluto un’opera di redenzione completa, per la quale Gesù, sulla croce, ha potuto dire “è compiuto”.
In forza di quello che Gesù ha fatto sulla croce, tutta l’umanità ha a disposizione la salvezza. Dio non ha da compiere alcun atto di salvezza, lo ha già fatto, lo ha già compiuto e quando parliamo di guarigione, non stiamo parlando di qualcosa che Dio deve ancora fare, ma di qualcosa che è già compiuta. La malattia non ha alcun diritto di stare su di te, perché Gesù l’ha già presa su di sé. Questo vale per tutte le altre cose che Gesù ha preso su di sé.
Domenica scorsa, abbiamo cominciato a vedere vari modi in cui Dio guarisce ed abbiamo trattato l’unzione dell’olio. Abbiamo letto i due passi in Marco 6 ed in Giacomo 5. I discepoli furono mandati e fu data loro autorità sui demoni e potere di guarire, di risuscitare i morti. Il passo parla al passato, ma è un mandato che vale, ancora oggi per ogni discepolo che è al servizio di Cristo.
Abbiamo visto che i discepoli ungevano d’olio gli infermi e li guarivano: l’unzione dell’olio non è la guarigione: è un segno con cui dichiari la potenza dello Spirito Santo su quella persona. È lo Spirito  Santo che opera! Sono due momenti distinti: l’unzione che è un segno e la preghiera che salva.
Questa sera, parliamo di un altro modo di ministrare la guarigione: con i doni di guarigione. Leggiamo I Corinzi 12, dal verso 7.
“Ora a ciascuno è data la manifestazione dello Spirito per il bene comune. 
Al verso 7, troviamo che a ciascuno è data la manifestazione dello Spirito: questo vuol dire che dobbiamo stare attenti a questa manifestazione, avendo intimità con lo Spirito, di modo che Lui possa usarci. A cosa serve la manifestazione dello Spirito, l’unzione? Serve per l’utilità degli altri. Qualunque servizio ha bisogno dell’unzione dello Spirito Santo!
“Infatti, a uno è data, mediante lo Spirito, parola di sapienza; a un altro parola di conoscenza, secondo il medesimo Spirito; a un altro, fede, mediante il medesimo Spirito; a un altro, doni di guarigione, per mezzo del medesimo Spirito; 10 a un altro, potenza di operare miracoli; a un altro, profezia; a un altro, il discernimento degli spiriti; a un altro, diversità di lingue e a un altro, l’interpretazione delle lingue; 11 ma tutte queste cose le opera quell’unico e medesimo Spirito, distribuendo i doni a ciascuno in particolare come vuole.”
Quando siamo riuniti come corpo di Cristo, quando siamo chiesa, questi sono i doni: queste le manifestazioni dello Spirito Santo! Altro che chiese “parcheggio”!
Il passo ci fa comprendere chiaramente che è lo Spirito a distribuire i doni come vuole: lo scopo è l’utilità comune, il far sì che la chiesa sia il luogo dei miracoli.
Mi viene in mente la piscina di Betesda, nei pressi della quale venivano parcheggiati tutti i malati in attesa che del “colpo di fortuna”. Le chiese, spesso, sono come quei luoghi, in cui quando qualcosa accade, una volta ogni tanto, se ne parla per anni. Gesù si reca proprio in quel luogo per chiedere ad un uomo che mancava di fede se volesse essere guarito. “Vuoi essere guarito?” chiede Gesù e quell’uomo risponde spiegando a Gesù tutte le difficoltà del caso. Eppure era lì e sperava in qualcosa che sapeva non sarebbe accaduto mai e a quell’uomo Gesù si presenta dicendogli “alzati, prendi il tuo lettuccio e vattene”.
In Atti, vediamo la vera chiesa. Paolo scrive alla chiesa di Corinto ed era una chiesa carnale, ma ricca di fede. Sapevano che, ogni volta che si riunivano, Dio era presente e qualcosa doveva accadere. Nel contesto del passo che stiamo leggendo parla anche dei doni ministeriali e parla ancora di guarigioni.
Con che spirito arriviamo in chiesa? Arriviamo o no con l’aspettativa di vedere la manifestazione della nuvola della gloria di Dio?
Il popolo di Israele ha potuto sperimentare la presenza di Dio, ma quanto più vicino è a me e a te Dio? Nel deserto, il popolo non mancava di nulla: era protetto e provveduto in modo soprannaturale e lo è stato per quaranta anni. Loro vivevano nell’antico Patto, in cui si era servi, non figli. Ora siamo figli e quanto più Dio si prenderà cura di noi!
Altro modo di ministrare la guarigione è l’imposizione delle mani.
Leggiamo Marco 16:17-18.
“Questi sono i segni che accompagneranno coloro che avranno creduto: nel nome mio scacceranno i demòni; parleranno in lingue nuove; 18 prenderanno in mano dei serpenti; anche se berranno qualche veleno, non ne avranno alcun male; imporranno le mani agli ammalati ed essi guariranno».”
La Scrittura dice semplicemente che se andrai per predicare il Vangelo, sarai accompagnato dai segni. Se vai a predicare ad ogni creatura, se stai ubbidendo al mandato, sarai accompagnato dai segni che rendono tangibile la tua fede. Vuoi vedere miracoli accadere? Vai per annunciare il Vangelo e mentre lo fai, se chi lo sta ricevendo ha una infermità, imponi le mani e quella persona guarirà. Non sono le mani a guarire, è l’ubbidienza al mandato di annunciare il Vangelo!
In Romani 1:16 Paolo dice non mi vergogno del vangelo perché esso è la potenza di Dio per la salvezza.

 

Redazione a cura di Fabio Pecoraro

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