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Gesù ha portato le nostre malattie #Apostolo Beniamino Cascio

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Gesù ha portato le nostre malattie

 

Voglio parlare di ciò che Gesù ha fatto sulla croce ed in modo particolare voglio parlare della guarigione: essa va vissuta come qualcosa che ha a che fare con il nostro quotidiano. Non siamo chiamati a vivere la paura delle infermità, ma la potenza della guarigione che Dio ci ha provveduto con Gesù e che siamo chiamati a portare a chi ci sta attorno.
Giovanni scrive che non basterebbero le pagine di tutti i libri che esistevano sulla terra per raccontare tutte le guarigioni che Gesù ha operato. Ogni giorno, Gesù compiva guarigioni e miracoli: era il Suo stile di vita e Paolo, nel dichiarare la propria identità, in Galati 2:20, comincia proprio da qui.
Sono stato crocifisso con Cristo: non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me! La vita che vivo ora nella carne, la vivo nella fede nel Figlio di Dio il quale mi ha amato e ha dato se stesso per me.
Insieme alla salvezza per grazia, ci sono anche le altre opere redentive che dobbiamo vivere e fare scorrere verso gli altri, per fare conoscere la grande Grazia e la grande misericordia di Dio per l’umanità.
Ecco che dobbiamo entrare in questa dimensione di certezza della guarigione quando dichiariamo la Parola.
Andiamo a riprendere, in Isaia 53, la proiezione profetica di ciò che Gesù avrebbe compiuto sulla croce, ma che – dal punto di vista di Dio – era un fatto già accaduto: che avrebbe dovuto solo compiersi attraverso l’ubbidienza e la fede.
Al tempo di Isaia, il profeta parla al passato di qualcosa che doveva ancora avvenire, ma si tratta di cose che possiamo vivere muovendoci per fede nella Parola: compiendo l’atto pratico di ciò che ci è stato dato legalmente.
Chi ha creduto alla nostra predicazione e a chi è stato rivelato il braccio dell’Eterno? 2 Egli è venuto su davanti a lui come un ramoscello, come una radice da un arido suolo. Non aveva figura né bellezza da attirare i nostri sguardi, né apparenza da farcelo desiderare. 3 Disprezzato e rigettato dagli uomini, uomo dei dolori, conoscitore della sofferenza, simile a uno davanti al quale ci si nasconde la faccia, era disprezzato, e noi non ne facemmo stima alcuna. 4 Eppure egli portava le nostre malattie e si era caricato dei nostri dolori; noi però lo ritenevamo colpito, percosso da DIO ed umiliato. 5 Ma egli è stato trafitto per le nostre trasgressioni, schiacciato per le nostre iniquità; il castigo per cui abbiamo la pace è su di lui, e per le sue lividure noi siamo stati guariti. 6 Noi tutti come pecore eravamo erranti, ognuno di noi seguiva la propria via, e l’Eterno ha fatto ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti. 7 Maltrattato e umiliato, non aperse bocca. Come un agnello condotto al macello, come pecora muta davanti ai suoi tosatori non aperse bocca.
“Chi ha creduto?” chiede il profeta. Crede chi ode la Parola, ma non chi vive della sua conoscenza mentale, ma chi ne sperimenta la potenza in atto nella propria vita. La fede è il coraggio di vivere la Parola di Dio per quella che essa è! Molti si soffermano a interrogarsi sulle varie interpretazioni, ma la Bibbia va letta con la guida dello Spirito Santo e va creduta per quello che è. Lo Spirito Santo ti può far vivere nella rivelazione della Parola. Quanti sapienti di questo mondo affermano che nella Scrittura ci sarebbero storie inventate attraverso cui si impartirebbero insegnamenti morali? Eppure, più si va avanti, più si scoprono evidenze scientifiche o storiche del fatto che la Bibbia dice il vero anche su certi eventi! Scienziati scavano la terra per scoprire che la Bibbia dice il vero, ma non sarebbe meglio scavare proprio nella Bibbia stessa?
Spesso, cerchiamo il consiglio di qualche sapiente, ma la Parola ha tutte le risposte: la Parola ha tutto per te e non manca di nulla. Se solo imparassimo ad andare alla Parola, ogni giorno, con la guida dello Spirito Santo (che ha tutto l’interesse a farci conoscere la verità in tutti i passi che dobbiamo compiere), vedremmo Dio stesso che dirige i nostri passi.
Il “braccio” di cui parla Isaia 53 rappresenta Gesù che, attualmente, sta intercedendo per me e per te: affinché possiamo conoscere la Parola di Dio riguardo alle scelte che dovremo fare e lo Spirito Santo è pronto a darci il miracolo che è stato preparato per noi. Spesso camminiamo nella povertà delle nostre risorse, perché non alziamo le mani di fede per prendere dal Signore tutto quello che è già stato preparato per noi.
Il “braccio” è anche fede: quello che noi usiamo per afferrare le cose. La fede di Cristo Gesù che mi è stata donata! Se Cristo vive in me, posso vivere la Sua potenza per mezzo della fede.
Andiamo al verso 3 e vediamo come comincia il verso 4.
Sono parole molto forti che esprimono la durezza con cui è stato trattato Gesù. Dio Padre, dal Cielo, non fa nulla contro tutto questo e non perché non abbia visto o partecipato a quelle sofferenze: il Padre che vede il Figlio “diventare peccato” non fa nulla. Come mai? Perché c’era un proposito, un piano ben preciso. Gesù, anzitutto, ha preso su di sé il nostro disprezzo, il nostro rigetto. L’umanità lo ha rigettato fin dall’inizio, nessuno gli ha dato niente di meglio che una stalla. Sulla croce, inchiodato da giusto: ha subito il rigetto.
Tutto quello che Gesù ha preso su di sé, è ciò da cui sei stato liberato.
“Uomo dei dolori”: Gesù conosce i tuoi dolori, ma non perché li abbia visti e basta, ma perché li ha presi su di sé.
Perché, di fronte a tutto questo, Dio Padre di è trattenuto dall’intervenire? Perché c’era un piano più grande e riguardava noi tutti. Erano le nostre trasgressioni, le nostre oppressioni, le nostre malattie. Gesù lo ha già fatto: cosa dovrebbe fare di più?
Ma egli è stato trafitto per le nostre trasgressioni, schiacciato per le nostre iniquità; il castigo per cui abbiamo la pace è su di lui, e per le sue lividure noi siamo stati guariti.
Se Gesù è stato schiacciato dal peso delle nostre iniquità, delle nostre ansie, paure, dolori, malattie, perché mai dovremmo restare oppressi da tutto ciò?
“Eppure, si era caricato…”. Isaia ne parla al passato, per questo Gesù, sulla croce può dire “tutto è compiuto”.
Certe volte, siamo come in attesa delle conseguenze dei nostri errori, ma il profeta scrive  che il castigo per cui abbiamo la pace è caduto su di Lui. Gesù ha preso su di sé anche le conseguenze dei nostri errori: infatti, quando viviamo sotto il peso di un castigo che si è manifestato o che temiamo che si possa manifestare, non viviamo in pace. Se abbiamo commesso qualche empietà, non viviamo pace, ma Gesù ha preso su di se il castigo per le nostre empietà e per questo abbiamo “pace”. Pace che è la condizione di chi sa che tutto è stato pagato! Cristo è la nostra pace e la Sua è una pace eterna! Molti associano la pace alla morte, ma la pace non è morte, è vita!
Il Profeta dichiara che per le Sue lividure siamo stati guariti. Le trentanove frustate che Gesù ha preso su di sé corrispondono ai trentanove ceppi da cui derivano tutte le malattie. La malattia viene dal regno delle tenebre e Gesù ha preso su di sé la fonte di tutte le malattie! Vedendoci attraverso il sacrificio di Gesù, Dio padre ci vede perdonati, sanati, in pace, ci vede giusti.
Dio Padre ti vede come sei dopo aver ricevuto quello che il sacrificio di Gesù ti ha procurato!
Ci sono vari modi in cui si può ricevere la guarigione e sono parole, queste, che rivolgo a chi è discepolo.
Se stai vivendo una condizione di malattia, comincia a parlare alla malattia dichiarando che il tuo corpo è santo. Del resto, non è tuo il tuo corpo, perché sei stato acquistato ed appartieni a Dio. Prima appartenevi ad un altro, ad un altro regno, ma dal momento che sei uscito da quella famiglia e sei stato riscattato con il preziosissimo sangue dell’Agnello, appartieni al Regno di Dio. Come figli di Dio, siamo sacerdoti e re in Cristo Gesù: non siamo esseri viventi come altri (pur importanti), ma figli di Dio!
Iniziamo oggi, un percorso che ci parlerà dei vari modi di guarire.
Cosa ha fatto Gesù con i dodici? In Marco 6, dal verso 7 al verso 13, leggiamo.
Poi chiamò a sé i dodici e cominciò a mandarli a due a due; e diede loro potere sugli spiriti immondi. 8 Comandò loro di non prendere niente per il viaggio; né pane, né sacca, né denaro nella cintura, ma soltanto un bastone; 9 di calzare i sandali e di non portare tunica di ricambio.
10 Diceva loro: «Dovunque sarete entrati in una casa, trattenetevi lì, finché non ve ne andiate da quel villaggio; 11 e se in qualche luogo non vi ricevono né vi ascoltano, andando via, scotetevi la polvere dai piedi come testimonianza contro di loro».
12 E, partiti, predicavano alla gente di ravvedersi; 13 scacciavano molti demoni, ungevano d’olio molti infermi e li guarivano.
La prima potenza che si sprigiona dalla vita di un discepolo di Cristo è quella sugli spiriti immondi!Abbiamo autorità, nel nome di Gesù, sui demoni, usiamola! Non lasciamo le qualità che abbiamo in Cristo Gesù “in vetrina”, dobbiamo usarle e trafficarle! Così, l’esperienza di ciò che sei in Cristo Gesù, moltiplicherà ciò che sei e ti fa crescere! Il modo migliore per crescere e maturare è ubbidire alla Parola, ai ministeri e allo Spirito Santo. Dobbiamo avere consapevolezza del fatto che, quando cacciamo un demone nel nome di Gesù Cristo, quello non può resistere!
La malattia viene dall’inferno, perché porta cose che Dio non vuole. Dio non usa le malattie per farti maturare o per disciplinarti: Dio lo fa con la Parola, non ha alcun bisogno di usare malattie ed infermità. Per questo, Gesù si è caricato di tutte le nostre malattie: per liberarci di tutto ciò che viene dall’inferno.
In Marco 6, dal verso 12 al verso 13, vediamo il primo modo di ministrare la guarigione: “predicare”. Spesso cerchiamo di “convincere”, ma siamo chiamati a predicare, non a convincere! Predicare con la tua vita trasformata, cambiata e ripiena della presenza di Dio e quando tu ti presenti, Dio steso si presenta nella vita delle persone attorno a te. L’ubbidienza ti porta a predicare e a farlo con franchezza, dicendo la verità. Quale era il messaggio di Giovanni Battista? “Ravvedetevi!”. Anche Gesù predicava il ravvedimento, ma lo fa avendo compiuto la redenzione!
Durante la settimana, dovunque vi troviate, andate con qualcuno e predicate il Vangelo!
Il verso 13 parla di unzione, ma l’olio non è da sé sufficiente, perché quello che serve è il dichiarare la guarigione nel nome di Gesù.
Anche Giacomo, al capitolo 5, versi 14 e 15, parla di unzione.
Qui Giacomo sta parlando di persone che vivono una infermità che non permette loro di andare in chiesa e a queste persone viene rivolto l’invito a chiamare gli anziani della chiesa.
C’è qualcuno che è malato? Chiami gli anziani della chiesa ed essi preghino per lui, ungendolo d’olio nel nome del Signore: 15 la preghiera della fede salverà il malato e il Signore lo ristabilirà; se egli ha commesso dei peccati, gli saranno perdonati.
Prima si prega, andando nello spirito, poi si unge il malato nel nome del Signore e poi – verso 15 – la preghiera della fede salva il malato. Extra vergine deve essere la fede, non l’olio!
Il passo chiude con un riferimento ai peccati, che spesso sono motivo di separazione tra te e la tua guarigione, ma il passo usa il “se”, per cui non è detto che ci sia necessariamente coinvolto un peccato.

 

Redazione a cura di Fabio Pecoraro

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