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Chi è il tuo capo parte 2 #Apostolo Beniamino Cascio

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Chi è il tuo capo parte 2

 

        Avremmo un sacco di cose da dirvi sul matrimonio, ma quelle che riguardano noi ce le terremo per noi… Dieci e sette, per noi, rappresentano l’ordine l’uno e la perfezione l’altro. Dobbiamo arrivare ancora a questo e a quella, ma in questi giorni abbiamo realizzato che, tutte le volte in cui ci siamo ritrovati dentro determinate situazioni, abbiamo sempre avuto una sicurezza: Dio era ed è con noi. Personalmente, ringrazio Dio per la donna meravigliosa che mi ha messo accanto: una donna perfetta in tutto, come mamma, moglie, adoratrice, pastore. Perfetta in tutte le moltissime cose che ogni giorno lei fa e voglio dire che lei non è solo il mio aiuto convenevole: è il mio sostegno, il mio incoraggiamento, quella che prega per me e mi fa andare avanti quando mi sento “piccolo” per certe cose… Le mie parole, ricordando questi diciassette anni, vogliono essere e sono un incoraggiamento al matrimonio. (Past. Giovanni).

        Quello che abbiamo sperimentato lo abbiamo sperimentato “insieme”, non abbiamo vissuto ciascuno la nostra vita: abbiamo vissuto le cose insieme. Abbiamo camminato e stiamo camminando mano nella mano ed io voglio rilasciare una benedizione: che il vostro matrimonio sia un matrimonio di comunione! I problemi e le difficoltà li passiamo tutti, ma è vero quello che ha detto Giovanni: abbiamo la certezza che Dio è con noi e che quello che vogliamo fare per Lui lo abbiamo sempre fatto insieme. Voglio onorare Giovanni perché ha sempre creduto in me, crede nella chiamata che Dio mi ha dato e riflettevo che come mogli siamo accanto al marito ed anche se per una donna sottomessa al marito stare un passo indietro va bene, è pur vero che un marito che ama la moglie la porterà sempre un passo avanti. (Past. Marta).

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        Voglio ricordarvi qualcosa di cui abbiamo parlato un paio di domeniche fa. Ci siamo chiesti “Chi è il tuo capo?”. Sembra una espressione “pesante”, anacronistico per certi aspetti parlare di “capo”, perché ciascuno si sente capo di se stesso. Chi non ha un capo, però manca di guida, manca di protezione.

        Abbiamo visto che la Scrittura ci fa sapere che il capo di ogni marito è Cristo. Il marito è – per creazione – l’autorità della propria casa e per diventarlo non si fanno corsi: è il matrimonio che fa diventare tale.

        In Genesi 1:26, abbiamo visto che il principio della delega di dominio è proprio del Regno di Dio. In origine, l’uomo avrebbe dovuto dominare con giustizia, pace e amore. Il comandamento per eccellenza, infatti, è amare: quando eserciti l’autorità di capo secondo il proponimento di Dio, quello che ne viene fuori sono pienezza di benedizioni per gli altri. In Cristo Gesù, quello che era il progetto originario è tornato ancora più forte di prima.

        Il capo di ogni marito è dunque Cristo: i mariti, pertanto, non possono fare i mariti come voglio, ma debbono esercitare correttamente l’autorità che è stata loro delegata.

        Abbiamo detto che il capo è uno che “dà”, non è uno che toglie. Cosa dà un capo?        Umanamente, un capo dà direzione, esempio, eccellenza, il capo inizia ogni opera e la compie. Spiritualmente, un capo dà copertura, provvidenza, equipaggiamento…

        Gesù è il modello del capo a cui dobbiamo fare riferimento.

        Quali sono le Sue FUNZIONI come capo?

  • Gesù è capo dell’esercito dell’Eterno (Giosuè 5:14). Sono gli angeli dell’Eterno che, molto spesso, ci fanno vincere le battaglie. Molte volte, gli angeli combattono per noi, ma non si muovono se tu non chiedi loro di combattere per noi.
  • Gesù è il capo che pasce il Suo popolo. Non solo Israele, che con Dio ha un patto.
  • Gesù è capo e LIBERATORE. Prendiamo Atti 7:35-37 che parla di Dio come “capo e liberatore”. Tu sei stato designato per portare al mondo la grazia che libera, che dà speranza. Cosa ha fatto Mosè quando ha ricevuto il mandato dall’Angelo dell’Eterno (Gesù)? Ha sollevato alcune eccezioni riguardante sé stesso. Ha opposto tutti i propri dubbi, le proprie difficoltà… del resto, Mosè (mentre era figlio del Faraone) era un uomo molto impegnato, prima di essere rigettato da tutti. Eppure, è proprio quel Mosè che Dio manda come liberatore. C’è un momento, nella vita di Mosè, in cui scatta qualcosa e cosa fa? Difende un ebreo uccidendo il soldato egiziano che lo stava opprimendo. Fa a modo proprio, ma l’autorità che Dio ci dà non è mai per compiere il male. Ecco che Mosè scappa, giunge da Ietro di cui sposa la figlia, si mette a fare il pastore di pecore che neppure erano sue. Quest’uomo, in queste condizioni, Dio chiama: un uomo che, a quel punto, era molto mansueto e che per questo è stato grandemente usato da Dio.
  • Gesù è capo di ogni principato e potestà. Colossesi 2:9-10 ci attesta che in Cristo abita tutta la pienezza della deità: tutta l’autorità e tutta la potenza di Dio. Gesù non è solo stato, nei Suoi tre anni di ministero terreno, abitato dalla pienezza di Dio, lo è ancora! La pienezza, in Cristo, è condivisa con noi e noi l’abbiamo ricevuta in Lui! Gesù è il capo ed ha conquistato tutti i principati e le potestà che, prima di Lui, erano nelle mani del diavolo che, con loro, teneva schiava l’umanità nel peccato. In Daniele 10, dal verso 1, leggiamo che la Parola è verace ed efficace e che il conflitto è lungo: devi combattere finché non avrai ottenuto piena vittoria. Combattere con la parola che ti è stata rivelata finché non avrai visto piena e totale vittoria! Infatti, dal momento in cui Daniele riceve la parola rivelata, si pone in un atteggiamento di battaglia: pregando e facendo digiuno. Per tre settimane, Daniele “fa cordoglio”: cosa vuol dire? Vuol dire che ha aperto, sparso il proprio cuore davanti a Dio nella preghiera di intercessione per qualcuno. Il cordoglio non è dire “mi dispiace…”. Daniele non si dà pace, fa cordoglio, prende la parola rivelata e comincia a combattere! Prega e si astiene da cibi prelibati e da vino. Dopo tre settimane, arriva l’angelo che gli fa sapere che sin dal momento dell’inizio della sua ricerca (intendere) della volontà di Dio a proposito della liberazione di Israele, la risposta era partita (vv. 12-13). Il primo verso ci ha fatto sapere che il conflitto è lungo, ma quando hai ricevuto una rivelazione, sei come una donna incinta, che deve partorire la soluzione di Dio! L’angelo di Dio, che avrebbe portato a Daniele la rivelazione attraverso la quale avrebbe dovuto guidare il popolo, era stato bloccato, trattenuto dal principe che dominava sul regno di Persia con la malvagità. Ma Daniele non si era fermato ed aveva combattuto finché l’angelo non è arrivato a lui: l’angelo vince anche grazie alla preghiera di Daniele e grazie a Mikael (il principe che regna sul principato spirituale di Israele). Quando è arrivato Gesù, però, ha fatto di tutti questi principati e dominatori di tenebre “un pubblico spettacolo (Colossesi 2:15- Efesini 1:22).

 

Redazione a cura di Fabio Pecoraro

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