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Affronta il tuo Destino #Pastore Marta Cascio

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Affronta il tuo Destino

 

Questa mattina voglio parlarvi di un argomento che mi sta molto a cuore: il processo. Si, perché tutti noi, in qualche momento, passiamo attraverso un processo.
Prendiamo Ebrei 12 che, dal verso 1 al verso 2, ci riporta parole che abbiamo sentito spesso: sappiamo che Gesù è autore e compitare della nostra fede, ma oggi voglio andare un po’ più in profondità.
Anche noi dunque, essendo circondati da un così gran numero di testimoni, deposto ogni peso e il peccato che ci sta sempre attorno allettandoci, corriamo con perseveranza la gara che ci è posta davanti, 2 tenendo gli occhi su Gesù, autore e compitore della nostra fede, il quale, per la gioia che gli era posta davanti, soffrì la croce disprezzando il vituperio e si è posto a sedere alla destra del trono di Dio.
Gesù è ideatore ed esecutore (autore) e colui che porta a termine, che finisce e conclude (compitore). In altre parole, Gesù è quello che ci ha messo la faccia! Se questo è vero (e lo è certamente), non dovremmo preoccuparci di nulla, ma allora perché queste facce preoccupate? Cosa accade? Cos’è che, a volte, non va?
La Bibbia ci parla di “gara” e non c’è immagine migliore di questa per parlare del “processo”!
La Bibbia ci esorta a correrla con perseveranza questa gara: perseveranza, cioè “costanza nel perseguire un dato proposito”. La Bibbia ci esorta a correre e ci dice anche come!
Quanti di voi hanno un sogno da realizzare? Se pensi di non averlo, vai alla ricerca di quel sogno che hai sepolto, tiralo fuori e vivi, correndo la tua gara!
Quanto sarebbe triste pensare che siamo stati creati per vivere una vita tesa a … alla pensione! Non siamo stati creati per questo!
Andando avanti, in Ebrei 12, dal verso 12, leggiamo un’altra esortazione ed alcune indicazioni specifiche che si concludono con un invito a procacciare la pace e ad evitare che spuntino radici di amarezza.
Perciò rinfrancate le mani cadenti e le ginocchia vacillanti, 13 e fate dei sentieri diritti per i vostri piedi, affinché l’arto zoppo non divenga slogato, ma sia piuttosto risanato. 14Procacciate la pace con tutti e la santificazione, senza la quale nessuno vedrà il Signore, 15 badando bene che nessuno rimanga privo della grazia di Dio e che non spunti alcuna radice di amarezza, che vi dia molestia e attraverso la quale molti vengano contaminati; 16 e non vi sia alcun fornicatore o profano, come Esaù, che per una vivanda vendette il suo diritto di primogenitura.
Spesso, ci chiediamo come affrontare il processo, ma la Bibbia ce lo dice chiaramente: rinforzate le ginocchia vacillanti! Siate portatori di pace! Procacciate la santificazione, ma cosa è la santificazione? Dal momento che sei appartato per vivere una vita soprannaturale, prova a vivere la vita a cui sei stato chiamato!
Viviamo in un processo e forse non ce ne rendiamo conto, ma prima lo capiremo, prima realizzeremo che esso ti avvicina alla promessa.
Il processo, del resto, inizia sempre con una promessa: quando la ricevi, hai un incredibile entusiasmo, ma poi le difficoltà che incontri trasformano quell’entusiasmo e subentra la tristezza, lo scoraggiamento.
In Genesi, Dio dice ad Abramo che gli avrebbe dato il paese, ma poi viene il processo, di Abramo e del popolo.
Accettare il processo è importante per prendere le decisioni giuste.
C’è chi vuole accelerare il processo, come? Come ha fatto Abramo generando il primo figlio con la serva. Cosa dice Sarai ad Abramo? Dice “l’Eterno mi ha impedito di avere figli…”: è l’atteggiamento che spesso abbiamo anche noi quando attribuiamo la colpa a Dio. Ma cosa aveva fatto Abramo dando ascolto a Sarai? Aveva provato ad accelerare il processo, perché sembrava loro la cosa più logica. In quel tempo, era normale fare in quel modo, ma non era questo che Dio aveva promesso ad Abramo. Solo che la decisione “giusta”, accettabile per l’epoca, non era la decisione “santa”. Quanti problemi, quante difficoltà da quella scelta non santa! Le conseguenze di chi prova ad accelerare il processo, spesso, riguardano generazioni! Nessuno di noi è chiamato ad accelerare il processo: esso va accettato.
C’è poi chi cerca di “sopravvivere” al processo, ma tu non sei chiamato a sopravvivere, ma a vivere una vita abbondante! Se i tuoi occhi sono fissi su Gesù, Lui è autore e compitore della tua fede. La Bibbia è piena di esempi di uomini che hanno attraversato processi, pensiamo a Giuseppe.
Genesi 37, dal verso 5: tutto parte da un sogno.
Dov’è che quel sogno porta Giuseppe? Lo porta dentro un pozzo: quel sogno che diceva che tutti si sarebbero inchinati davanti a lui, lo porta dentro un pozzo, apparentemente. Apparentemente, perché devi correre la tua gara perché hai una visione e un obiettivo ed hai il potere di vincere il processo!
Il processo non finisce in Paradiso: esso inizia e finisce qui e quando finisce, probabilmente, né inizierà un altro!
Tu puoi vedere il pozzo in cui Giuseppe viene gettato come una sconfitta, ma per Dio quello è l’inizio della vittoria: è così che devi vedere il processo che stai vivendo!
Non sarebbe stato pronto per regnare, quel ragazzo: che maturità avrebbe avuto Giuseppe? Ha dovuto affrontare un processo per diventare modello per altri e questa è una chiamata che riguarda ciascuno di noi. Tu puoi essere un modello per la tua generazione e per questo ci vogliono persone disposte a dire no, disposte ad andare contro corrente ed è una chiamata che riguarda tutti noi, nessuno escluso!
In questi giorni, prendendo mio figlio Daniele da scuola e chiedendogli cosa avevano fatto, mi ha raccontato che a scuola, a domanda precisa, ha risposto che no, lui non era cattolico, spiegando a modo suo “di che religione è”. Un ragazzino, a scuola, può alzare la mano e dire la sua: anche questo è fare la differenza, anche questo è andare controcorrente!
Nella tua generazione, puoi dire e fare cose coraggiose, cose che fanno e dicono solo le persone che appartengono ad un Regno che non ha inizio e non avrà fine!
Gesù è l’esempio di uomo che è vissuto ed è passato attraverso un processo: era il figlio di Dio.
Dio avrebbe potuto consegnargli un ministero, avrebbe potuto evitargli il processo, ma Gesù quel processo lo ha passato e lo ha fatto da vero uomo! Ecco, io e te siamo orgogliosamente dentro un processo, così come lo sono stati Giuseppe e Gesù stesso.
Per Giuseppe, l’opportunità fu il pozzo.
In Marco 11:23 leggiamo un versetto che conosciamo bene.
Perché in verità vi dico che se alcuno dirà a questo monte: “Spostati e gettati nel mare”, e non dubiterà in cuor suo, ma crederà che quanto dice avverrà, qualunque cosa dirà, gli sarà concesso.
Ecco, non è bello trovarsi davanti al monte, ma se realizzerai che quel monte è la tua opportunità di dire ad un monte “spostati!”, allora lo dirai e le cose cambieranno!
In Giosuè 24, dal verso 14 al verso 18, leggiamo un altro passo molto noto, che ci ricorda una cosa fondamentale.
Perciò ora temete l’Eterno e servitelo con integrità e fedeltà; e togliete via gli dèi che i vostri padri servirono di là dal fiume e in Egitto, e servite l’Eterno. 15 E se vi pare cattiva cosa servire l’Eterno, scegliete oggi chi volete servire, o gli dèi che servirono i vostri padri di là dal fiume, o gli dèi degli Amorei, nel cui paese voi abitate; quanto a me e alla mia casa, serviremo l’Eterno». 16 Allora il popolo rispose e disse: «Lungi da noi abbandonare l’Eterno per servire altri dèi! 17 Poiché l’Eterno, il nostro DIO, è colui che ha fatto uscire noi e i nostri padri dal paese d’Egitto, dalla casa di schiavitù, che ha fatto quei grandi prodigi davanti ai nostri occhi e ci ha protetti per tutta la strada che abbiamo percorso e fra tutti i popoli in mezzo ai quali siamo passati; 18 e l’Eterno ha scacciato davanti a noi tutti i popoli, e gli Amorei che abitavano il paese; perciò anche noi serviremo l’Eterno, perché egli è il nostro DIO».
Giosuè sapeva di non potere scegliere per il popolo, li aveva condotti, ma non poteva scegliere per loro: devi decidere oggi chi vuoi servire. Che tu lo voglia o no, qualcuno servirai. Sta a te la scelta e Giosuè, sapendo di non potere scegliere per il popolo, dichiara “quanto a me e alla mia casa, serviremo l’Eterno”.
Ci sono scelte che non dipendono da noi, anzi non sono proprio moltissime le cose che realmente scegliamo, ma la scelta è fare quello che Dio vuole che tu faccia. Non è semplice fare scelte sante, ma la prima cosa è scegliere chi vuoi servire.
Scelte giuste o scelte sante?
Durante il processo, realizza quali sono le scelte “sante”.
Davide vede Golia come un’opportunità: come stai guardando al tuo processo, con che occhi? Con quelli dell’esercito che vedeva la forza del Gigante o con quelli di Davide?
Dopo essere stato unto Re, Davide torna a pascolare: doveva attraversare un processo ed ha scelto di non accelerarlo. Anche se ne ha avuto l’opportunità, non ha alzato un dito contro Saul: anche se non era più lui l’unto dal Signore, ma spettava a Davide dirlo? No e non lo disse!
Talvolta, pensiamo che Dio ci debba rispondere esattamente come noi abbiamo immaginato: siamo in attesa di una risposta che già pensiamo di conoscere, ma non è mai così!
Pensiamo alla storia di Naaman: II Re 5:9-11.
Così Naaman venne con i suoi cavalli e i suoi carri e si fermò alla porta della casa di Eliseo. 10 Allora Eliseo gli inviò un messaggero a dirgli: «Va’ a lavarti sette volte nel Giordano, e la tua carne tornerà come prima e sarai mondato». 11 Ma Naaman si adirò e se ne andò, dicendo: «Ecco, io pensavo: “Egli uscirà certamente incontro a me, si fermerà, invocherà il nome dell’Eterno, il suo DIO, agiterà la mano sulla parte malata e mi guarirà dalla lebbra”.
Naaman si era fatto tutto un film, “Ecco, pensavo …”. Contrariamente a quello che Naaman pensava, il profeta nemmeno gli va incontro! Cosa succede poi? Dopo la lamentela, i servi inducono Naaman a seguire le parole del profeta. Quanto è importante circondarci di persone che ci portano a fare la volontà di Dio!
Mentre sei nel processo, Dio risponde secondo quello che Lui ha pensato, non secondo quello che tu pensi!
Certe volte, dopo che arriva la risposta alla promessa, ci rendiamo conto che non ci siamo goduti il viaggio, che abbiamo passato il tempo a lamentarci e non abbiamo visto quello che di buono c’era.
Mosè fu un uomo motivato dalla visione: Ebrei 11, dal verso 24, ci parla dello sguardo di Mosè, rivolto alla ricompensa!
Per fede Mosè, divenuto adulto, rifiutò di essere chiamato figlio della figlia del Faraone, 25 scegliendo piuttosto di essere maltrattato col popolo di Dio che di godere per breve tempo i piaceri del peccato, 26 stimando il vituperio di Cristo ricchezza maggiore dei tesori di Egitto, perché aveva lo sguardo rivolto alla ricompensa.
Decidi di avere lo sguardo rivolto verso la ricompensa! Avere la visione ti aiuta a prendere decisioni difficili: Mosè rifiuta di avere i privilegi che gli spettavano come figlio della figlia del Faraone. Ma Dio lo aveva salvato dal fiume perché aveva una chiamata grande per lui. Una chiamata che riguardava non tanto il suo oggi, ma il futuro del suo popolo!
Dio aveva un sogno per lui, quale è il sogno che Dio ha per te! Te lo sei mai chiesto? Ti sei mai chiesto se Dio è d’accordo con quello che tu sogni per te stesso? Fai in modo di realizzare questo sogno, perché così facendo raccoglierai benedizioni non per te soltanto, ma per generazioni!
Mosè pago un prezzo molto alto, ma la visione ti dà la motivazione per rinunciare alle cose giuste per le cose sante. Mosè sapeva che era grande la ricompensa e per questo “annullò” la paura! La paura vorrebbe fermarti, ma se Dio ha già parlato su di te, non ti arrendere!
Quanto amo questo personaggio: Caleb! Il processo di Caleb…
Leggendo la sua vita, alcune volte, ho pianto vedendo la fermezza della sua visione. In Giosuè, 14: 7-8 è Caleb che parla.
Io avevo quarant’anni quando Mosè, servo dell’Eterno, mi mandò da Kadesh-Barnea ad esplorare il paese; e io gli feci un resoconto come l’avevo in cuore. 8 Mentre i miei fratelli che erano saliti con me scoraggiarono il popolo, io seguii pienamente l’Eterno, il mio DIO.
L’obiettivo era chiaro davanti ai suoi occhi: Caleb vide la terra promessa, vide pure i problemi, ma siccome gli era stata promessa la vittoria li vede come opportunità di vittoria! Per questo Caleb non scoraggia il popolo. Il resoconto di Caleb parla di ciò che ha visto, ma dichiara quello che era nel suo cuore. Se leggiamo il suo resoconto, è evidente che è tutto un dichiarare basato sulla visione.
Dal verso 10 al verso 11 leggiamo
Ed ora ecco, l’Eterno mi ha conservato in vita, come aveva detto, questi quarantacinque anni da quando l’Eterno disse questa parola a Mosè, mentre Israele vagava nel deserto; ed ecco, oggi ho ottantacinque anni. 11 Ma oggi sono ancora forte come lo ero il giorno in cui Mosè mi mandò; lo stesso vigore che avevo allora ce l’ho anche adesso, tanto per combattere che per andare e venire.
Caleb aveva visto la promessa molti anni prima, ma la sua forza ed il suo vigore sono ancora quelli di quarantacinque anni prima: sempre per lo stesso motivo, perché Dio era con lui.

Redazione a cura di Fabio Pecoraro

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