Stampa PDF
AddThis Social Bookmark Button
Predicazione del 19.09.2010
Redazione a cura di F.sca Lo Cascio
Pastore Beniamino Cascio

 

LA SUPPLICA

Efesini 1:17-19

“............affinchè il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia lo Spirito di sapienza e di rivelazione, nella conoscenza di lui, e illumini gli occhi della vostra mente, affinchè sappiate qual' è la speranza della sua vocazione e quali sono le ricchezze della gloria della sua eredità fra I santi e qual'è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi che crediamo secondo l'efficacia della forza della sua potenza...................................”

 Il passo di cui sopra apre la predicazione di questa domenica e mette in risalto ciò che l'apostolo Paolo chiede a Dio nelle sue preghiere per I cristiani di Efeso: la conoscenza di Cristo Gesù  tramite la Spirito di sapienza e di rivelazione e una mente illuminata da una vista spirituale che permetta di “comprendere ”  le ricchezze della sua gloria e la grandezza della sua potenza verso di noi nonchè la certezza della sua chiamata.

Dove c'è la presenza dello Spirito Santo non possono mancare occhi spirituali che vedono al di là del reale : cose a venire o ciò che Dio ha preparato per noi o ancora rivelazione di sè e  quanto sia  grande  la sua potenza che viene incontro ad ogni nostro bisogno.

 L'invito che il pastore rivolge alla chiesa è appunto questo, crescere nella conoscenza di Dio e di conseguenza ci sarà una crescita sia sul piano spirituale che sul piano umano.

 Il riallacciato rapporto con il Padre per opera  del sacrificio di Gesù, ci consentirà di avviare il cammino della nuova vita con la presenza di Dio accanto a noi, conoscendo amore, gioia, amicizia.

A tal proposito viene ricordata appunto l'amicizia di Enoch con Dio; tale rapporto fu così stretto che Enoch salì in cielo direttamente, senza oltrepassare la porta della morte.

 Il pastore Beniamino, dopo questo prologo entra nell'argomento già iniziato la settimana scorsa e continuando con il secondo passo per la conoscenza di Dio, espone il significato della SUPPLICA.

 Viene letto dalla lettera ai Filippesi il cap. 4 :6 “Non siate in anzietà per cosa alcuna ma in ogni cosa le vostre richieste siano rese note a Dio mediante preghiera e supplica con ringraziamento “

 E' evidente che la preghiera e la supplica sono cose diverse: una prevede una richiesta o comunque il dialogare fra noi e Dio, l'altra è una invocazione che sente l'ugenza dell'aiuto di Dio, riconoscendo che “ho BISOGNO di TE”.

Nell'antico testamento infatti la supplica rivestiva il carattere di una implorazione, nel nuovo testamento c'è questa presa di coscienza del bisogno dell'intervento divino.

 La supplica porta con se un cuore dolorante, sofferente.

 Questa attitudine del cuore differenzia la supplica dalla preghiera; un esempio ce lo offre nel suo libro Neehmia capitolo 1 versi da 5 a 11 :

 ” E dissi : ti supplico o Eterno Dio del cielo, Dio grande e tremendo, che mantieni il patto e la misericordia con quelli che ti amano e osservano I tuoi comandamenti, siano le tue orecchie attente e I tuoi occhi aperti per ascoltare la preghiera del tuo servo che rivolgo ora a te giorno e notte per I figli d'Israele tuoi servi confessando I peccati dei figli d'Israele che noi abbiamo commesso contro di te. Si io e la casa di mio padre abbiamo peccato. Ci siamo comportati molto malvagiamente contro di te e non abbiamo osservato I comandamenti gli statuti e I decreti che ordinasti a Mosè tuo servo”..........................................

 Nehemia supplica l'Eterno, piange e prega addolorato per le condizioni della sua città, distrutta e con le porte bruciate, riconoscendo I peccati del popolo, appellandosi alle promesse fatte a Mosè.

La sua supplica è la ricerca del cuore di Dio, del suo potente aiuto.

Trascurando la sua posizione di coppiere del re, la sua mente e il  suo cuore  sono  concentrati su Gerusalemme, su come ricostruirla e sopratutto come dirlo al re, davanti al quale non può comparire con il volto triste, pena la vita.

 Anche in Daniele 9:4 si vede come per lo Spirito egli comprenda la profezia di Geremia verso Gerusalemme e come questa visione gli procuri dolore, tanto da digiunare coperto di sacco e di cenere  e rivolgersi a Dio con preghiere e suppliche, confessando I peccati di tutto il popolo dei re e dei capi, allontanatisi dalle sue leggi.

Ecco il motivo che avrebbe colpito di maledizione la santa città,  per settanta anni, come scritto nella legge di Mosè.

 Ezechia malato, prossimo alla morte, supplicò l'Eterno,  ricordandogli tutto ciò che aveva fatto per Lui e per  Gerusalemme affinchè il Signore ne tenesse conto e cambiasse la situazione prolungandogli la vita.

 Dunque, in queste  situazioni estreme, il cuore umano riconosce ancora di più il bisogno dell'aiuto del Padre e non può che versare davanti a lui tutto il dolore e la disperazione,  riconoscendo la sua misericordia e qualora sia necessaria,  la sua capacità al perdono.

Dio risponderà, conoscendo il desiderio del cuore; la supplica non è semplicemente una preghiera:  Dio  interviene e ribalta gli eventi.

 Il pastore riprende la scrittura iniziale di Filippesi 4:6, lanciando un appello alla chiesa :

cacciate via l'ansia  nel nome di Gesù , in lui c'è potenza e  autorità .

Non siate in ansietà per cosa alcuna ..........non fare nessuna cosa accompagnati dal'ansia.

 Rivolgiamoci a  Dio che risponde ad ogni nostro bisogno, con parole di  ringraziamento, entrando nel riposo dell'anima, poichè Dio combatterà per noi.